il mio disegnatore preferito

18:29 [emo] 19 Comments

Ci sono due argomenti, SeD e Xiola, che mi sto ben guardando dall'affrontare in maniera approfondita.
C'è sempre qualcosa che mi blocca o che mi spinge a dire troppo.
Fino a quando non supererò l'impasse, dovrò necessariamente dare per scontate un po' di questioni.

Come detto qualche post fa, l'altra metà di Xiola, oltre Antonio e me, è stato Werther Dell'Edera.
Werther è - oggi - il mio disegnatore preferito.

Non c'entra un cazzo l'amicizia che mi lega a lui, non c'entra un cazzo l'imprinting di Xiola, non c'entra nient'altro che non siano i suoi lavori.
Werther, fino ad oggi, ha realizzato Road's End su testi di Giuseppe Bazzani per la Magic Press e da qualche anno è entrato nella scuderia dell'Eura Editoriale, casa editrice per la quale ha sfornato centinaia di tavole per i liberi pubblicati sugli storici Lanciostory e Skorpio, e - su testi di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni - ha inoltre disegnato due episodi di Detective Dante e uno di John Doe. Proprio in questo momento potete trovare in edicola il suo John Doe (il n.34, scritto da Recchioni) e il suo secondo episodio di Dante (il n.10, scritto da Bartoli).

Il n.10 di Dante ha definitivamente scatenato in me l'amore per il modo di disegnare di Werther: un segno istintivo e di stomaco, che tradisce l'urgenza di formare la tavola, dare vita al racconto. Neri poderosi e pulsanti, ottime caratterizzazioni dei personaggi, in un perfetto connubio di ottime scelte d'inquadratura, suggestive e ricche di pathos e adrenalina, ma sempre funzionali a una narrazione efficace.

Vien da sè che è con particolare orgoglio che ritorno con la mente ai giorni in cui ci sbattevamo su Xiola e anche alla seconda (e per ora ultima) volta in cui abbiamo lavorato insieme.
Si tratta di una storia breve realizzata nel 2000, che proponemmo alla Kappa Edizioni per il mensile Mondo Naif.

Per diversi motivi non se ne fece nulla della pubblicazione, ma rimango tutt'ora molto legato a quelle nove tavole.
Le trovate qua sotto.













19 commenti:

Bruno Enna lo sceneggiatore? no, il disegnatore...

20:41 [emo] 22 Comments

Molti di voi sapranno che Bruno Enna, sceneggiatore di Dylan Dog, proviene (e continua a collaborarvi) dalla Disney.
Non molti sapranno che è sardo ed è di Sassari.

Un'esigua minoranza di persone è a conoscenza del suo passato di (bravo e promettente) disegnatore.
Giusto l'ex cricca di SeD - invece - sa che Bruno e io abbiamo realizzato insieme alcune storie brevi, che non sono mai state pubblicate.
Per fortuna di Bruno, il sodalizio s'è interrotto quando ha deciso di partire per Milano, dove ha frequentato prima la Scuola del Fumetto e successivamente l'Accademia Disney, per poi iniziare l'ottima carriera di sceneggiatore che continua tutt'ora con grandi soddisfazioni.

Qua sotto trovate due delle tre storie che abbiamo fatto insieme (una quarta rimase giusto al livello di work in progress), risalenti entrambe al 1993/94.


L'ultima lettera è un melò stracciamutande che allora mi sembrava una buona storia...









Volatili, invece, scritta con Alessandro Pinna, è una specie di tributo a Ken Parker che avevamo intenzione di proporre a Berardi e a Milazzo, col fine ultimo - se mai avessimo avuto la loro autorizzazione - di sottoporla al quotidiano di Sassari per la campagna contro gli incendi (orrore che flagella costantemente la nostra isola soprattutto nel periodo estivo).




22 commenti:

dallo spazio profondo alla Magna Grecia

19:23 [emo] 14 Comments

L'approccio post-moderno al fumetto? L'ho inventato io.
Il citazionismo sclaviano in Dylan Dog? Bah... ero in anticipo di 3 anni buoni.
Basta vedere quel caposaldo del fumetto occidentale che è Spazio 1999 in: Alien! (8/12/83 dice la cover), one-shot in cui il cross-over è solo uno degli elementi costitutivi di una struttura narrativa coi fiocchi.
Per non parlare dei dialoghi! Eccone un esempio (riporto tutto esattamente, errori compresi):


- ehi Joan t'è andato storto qualcosa o cosa ti è successo?

- gli è salita la bava alla bocca ha delle crisi eppiletiche.



L'anno successivo, nel giugno del 1984, lancio una serie imperdibile: Kòbarisk il greco. Lascio parlare l'introduzione (anche qua, senza alcuna correzione):

Kòabarisk il greco è nato il 28 maggio 1956 a Kastorìa (Grecia nord orientale). Alla morte dei genitori, avvenuta nel 1976, si rifugia sul monte Olimpo, l'antico monte dove si credeva risiedessero gli dei. Qui, in una caverna, ha a disposizione le apparecchiature elettroniche più sofisticate, poichè può usufruire di un'ingente eredità e le può usare benissimo grazie ad una laurea in ingegneria elettronica, avuta nel 1978 ad Atene. Kòbarisk aiuta la polizia nel combattere l'ingiustizia e usa come arma un coltello-spada (specie di gladio romano) dai magici poteri, trovato conficcato nella roccia, sulla vetta dell'Olimpo. Non mi resta che augurarvi buon divertimento.

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and the winner is...

20:24 [emo] 8 Comments



...aladar, che ha indovinato perfettamente il quizzettone del post problemi.
E siccome il buon aladar ha tutti i diritti di riscuotere il proprio premio, proseguo la pubblicazione di Problemi.
Come la più navigata delle spogliarelliste, però, vi farò fremere e titillerò tutti i vostri pruriti scoprendo la storia una tavola per volta.
Per i più porcellini - avidi di carne - un suggerimento: infilatemi un biglietto da 50€ nell'elastico del perizoma e vedrò di soddisfare le vostre richieste...

8 commenti:

cronologie

19:03 [emo] 16 Comments


Alla fine il cassetto l'ho aperto e presto vi delizierò con alcune perle di inestimabile valore.
Son saltate fuori delle cose letteralmente straordinarie, tanto straordinarie che le centellinerò con parsimonia e sadismo.


Non sono riuscito a recuperare l'opera omnia della mia produzione fumettistica giovanlie, ma già allora intuivo che in futuro avrei avuto necessità di districarmi nel mare magnum dei miei capolavori e su un albo avevo riportato (con le date!) tutti i titoli dei fumetti che avevo realizzato.
Ve li riporto qua sotto, in rigoroso ordine cronologico, specificando anche di quali albi sia rientrato in possesso e quali siano andati dispersi (provate a pensare quali somme potrebbero valere ora su e-bay!!!).
  • 1983 - Gim Toro (2 numeri) - non ritrovato
  • 1983 - Zip Zap (7 numeri) - non ritrovato
  • 1983 - Spazio 1999 in: Alien! (numero singolo) - ritrovato
  • 1983 - Kòbarisk il greco (2 numeri) - ritrovato
  • 1984 - Tim Jim (2 umeri) - non ritrovato
  • 1984 - Jeff (1 numero) - ritrovato
  • 1984 - Sandy Lorence (3 numeri) - ritrovato
  • 1985 - Mr. Mister (5 numeri) - ritrovati i nn.2 e 3
  • 1985 - Jerome (4 numeri) - ritrovati
  • 1985 - Il mistero di Villa Angela (numero singolo) - ritrovato
  • 1985 - Nik Safari (1 numero) - ritrovato
  • 1985 - Harry Pitfall (1 numero + cover n.3) - ritrovati
  • 1986 - Thomas Camerun (1 numero) - ritrovato

16 commenti:

problemi

19:02 [emo] 13 Comments



Certe cose è meglio rimangano sepolte nei cassetti e nella memoria, sempre che le proprie manie egocentriche non si sposino con un'irrefrenabile autoindulgenza, seppur passeggera.
Oppure, sempre che non si abbia la consapevolezza di aver imparato dai propri errori e, su questa base, di poter guardare al proprio passato con serenità zen. :-)

La tavola che vedete è la prima di Problemi, breve storia mia disegnata da Fabio Lanza e pubblicata sul n.0 di SeD e che sarebbe dovuto essere il primo episodio di una serie con protagonista il dottor Mathias Bronsky, lo psicologo dei più noti personaggi dei fumetti.

Se qualcuno riesce a indovinare con precisione in quale episodio di quale nota serie a fumetti italiana è apparso un personaggio omonimo e che svolgeva sempre la professione di psicologo, prometto che NON posterò anche le altre pagine della storia.
Ovviamente non può partecipare al giochetto l'ex accolita di rancorosi di SeD, mentre avviso tutti gli altri che san gùgol non potrà aiutarli...


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di palo in frasca

20:45 [emo] 3 Comments


L'avevo detto all'inizio che avrei navigato a vista, sapendo che tanto non sarei riuscito a seguire un filo logico e coerente nel postare. In teoria dovrei (e vorrei) continuare a parlare di SeD, ma non mi riesce proprio.
Allora - da buon incosciente - metto altra carne al fuoco, sperando di riuscire a cucinarla a dovere nei prossimi giorni.

Con un sontuoso flashforward di qualche anno salto a piè pari la bellezza di 7 anni e introduco un altro argomento: Xiola, il mio primo - e fino a questo momento unico fumetto pubblicato da un editore, la Liberty di Ade Capone - scritto con Antonio Solinas e disegnato da Werther Dell'Edera.
Anche qua, le cose da dire sarebbero tantissime, ma per ora - come dicevo - prendete tutto questo come un promemoria per qualche futuro post.


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elettrocardiogramma sotto sforzo

18:47 [emo] 7 Comments


Mica facile parlare di SeD.

La fredda cronaca dice che SeD era una fanzine fotocopiata, formato A4, dal numero di pagine oscillante fra le 32 e le 56 e della quale sono usciti 6 numeri (da 0 a 5, più un numero speciale in formato ridotto) fra il marzo del 1992 e il luglio del 1994.

Ma con la fredda cronaca preferisco incartarci il pesce.

SeD è stata un triennio, SeD è stata una forza catalizzatrice, SeD è stata sangue, sudore e lacrime, SeD è stata la Lucca del '92 vissuta quasi in prima fila, in trincea, SeD è stata un'esperienza collettiva e di crescita individuale, SeD è stata la madre di amicizie forti, di notti insonni passate a farsi trapanare i timpani da una stampante ad aghi, SeD è stata il paese dei balocchi e senso di colpa nei confronti dell'università, SeD è stata Alessandro, Antonio, Antonio, Cristiano, Fabio, Gianluca, Jacopo, Manuel, Paolo, Massimiliano, Tony, SeD è stata e da più di dieci anni non è più.

Mi sa che per ora va bene così, altrimenti non mi regge la pompa.


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tutta colpa di Antonio

22:48 [emo] 9 Comments


Per molti solo un ego di proporzioni inimmaginabili o una pigrizia monumentale potrebbero portare una persona dotata di raziocinio a condividere col prossimo una foto come quella che vedete qua sopra, ma esiste anche una terza via (o meglio, mi voglio convincere che esista): in teoria avrei voluto parlare di SeD, ma per un motivo o per l'altro le parole non son venute fuori, anche per colpa di una lunga e piacevole telefonata con Antonio.

Anzi, diciamo così: se state leggendo quella che è poco più di una didascalia a un'immagine è solo ed esclusivamente per colpa di Antonio. Serve specificare che la foto ritrae l'ambiente ordinato nel quale scrivo?
Giuro, domani ci riprovo!



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"ti va di venire a Lucca?"

22:56 [emo] 14 Comments


Settembre 1991, dopo il diploma preso nel luglio precedente mi ritrovo a lavorare in quella che oggi è la mia libreria.
Faccio il commesso durante il periodo della vendita dei testi scolastici.
Una mattina vengono a trovarmi Gianluca e Jacopo, che - belli pimpanti e allegri - mi fanno:

"Ti va di venire a Lucca?"

Fino a quel momento avevo giusto sentito nominare la fiera toscana e - complice una situazione economica personale non floridissima - non avevo mai preso in considerazione l'ipotesi di andarci.

Però sto lavorando e ancora non ho ritirato il primo stipendio.

Ci rifletto giusto 3 secondi e mi ritrovo in un amen ad organizzare un viaggio non previsto, che diventa immediatamente necessario. Viene coinvolto anche Alessandro e prenotiamo nave e albergo (il Napoleon, chi sa se esiste ancora).

Circa un mese dopo siamo sulla Tirrenia per Genova, in una cuccetta per quattro, a immaginare come sarà sta benedetta fiera di Lucca. Il gioco continua sul treno per Viareggio, dove dovremmo prendere la coincidenza per la cittadina toscana sede della manifestazione. Uno sciopero, però, ci costringe a una sosta forzata di qualche ora e arriviamo in albergo solo nel primo pomeriggio.

Doccia veloce e ci incamminiamo verso il Palasport, attraversando e poi circumnavigando le mura (solo più tardi scopriremo che abbiamo allungato inutilmente il percorso).

Fuori dai cancelli un'orda disumana di ragazzi zainomuniti si accalca per entrare e dopo un po' ci ritroviamo all'interno del palazzetto. E' anche l'ultimo momento in cui rimaniamo in gruppo compatto perchè ognuno segue il proprio istinto e ci gettiamo fra gli stand a sperperar quattrini come se fossimo quattro figli di papà.
Solo un'ora dopo ci ritroviamo sulle scalinate, ognuno a magnificare i propri acquisti e a confrontare le sensazioni del primo impatto con la fiera. Ricordo ancora con estrema nitidezza gli sguardi sorridenti e sprizzanti di adrenalina di Alessandro, la finta compostezza e non chalance di Gianluca, il fanciullesco gioire di Jacopo.

Una delle sorprese più entusiasmanti, però, è la quantità esagerata di fanzine dedicate al fumetto. Su tutte, Made in USA e (in particolare, per quanto mi riguarda) Fumettando.

Nei giorni successivi continuano a moltiplicarsi gli acquisti, prendiamo dimistichezza con la dislocazione degli stand, per la prima volta in vita nostra vediamo come son fatti gli autori di fumetti, fino a quel momento dei semplici nomi sugli albi conservati nelle nostre librerie.
Recuperiamo disegni con dedica e facciamo la conoscenza di nerd allampanati e meravigliosi.
Il più straordinario è un tizio che mi ferma trafelato sul prato fuori dal palazzetto e mi piazza un pippone di mezz'ora su Star Magazine. Così, senza nemmeno dire ciao. Esperienza marchiata a fuoco, impagabile!

Ripasso spesso davanti ai tizi di Made in USA e Fumettando e decido di comprarne delle copie.

Il giorno della partenza ho finito i soldi e riesco anche a indebitarmi con Gianluca perchè non riesco a rinunciare all'acquisto di un piccolo poster di Nathan Never.

Il viaggio di rientro in treno è carico di un silenzio malinconico, alimentato dalla spossatezza fisica e dall'avidità con cui ognuno di noi rimira albi e volumi comprati alla fiera.
Made in USA e Fumettando, però, le consumo con gli occhi.
Alessandro mi aveva fatto conoscere mesi prima Fumo di China e un altro paio di fanzine (Comix e un'altra di cui ora proprio non ricordo il titolo), ma quelle avevano un'energia diversa, palpabile, contagiosa.
Sulla nave, in cuccetta, io e Alessandro parliamo solo di questo.

Non possiamo ancora saperlo, ma sta nascendo SeD - Storie e disegni.

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i cassetti socchiusi

08:32 [emo] 20 Comments


Sono convinto che che chiunque legga fumetti abbia avuto almeno una volta nella vita il desiderio di realizzarne uno. Scrivere e disegnare sono forme d'espressione che necessitano di nulla per essere: un foglio bianco (o un muro, a seconda dell'età) e una matita o una penna. Il prezzo per esprimersi è ridicolo. Non certo quello che ci sarebbe da pagare per poter girare un film o fare musica, per dire. Sono altrettanto convinto che la stragrande maggioranza dei lettori di fumetti non si sia solo limitata a desiderare di realizzarne uno, ma abbia saltato il fosso e si sia ritrovata a consumare graffite e cellulosa. Banale, ovvio e scontato outing: a me è successo. Il problema è che questa scimmia mica m'è passata, ma su questo tornerò nei prossimi giorni.

Stamattina il cassetto socchiuso della scrivania, quello in cui tengo - nel più classico caos primordiale domestico - tanti frammenti materiali della mia memoria, mi occhieggiava suadente e invitante, ma pure misterioso e severo.
Non l'ho aperto, forse solo per ritrovarmi a rovistare nel torbido piuttosto che recuperare qualche bel ricordo, ma so che lì è conservato un piccolo plico di fogli di carta a quadretti al quale continuo ancor oggi a dare un immenso valore affettivo e che è composto di pseudo-albetti sghembi e diseguali, dedicati ad eroi dai nomi improbabili come Mr.Mister, Jerome o Thomas Camerun.

Per ora stanno lì, ma so che - prima o poi - quel cassetto verrà aperto.

Ciò che mi piacerebbe fare ora, invece, è questo: c'è qualcuno fara voi che da ragazzino ha provato a realizzare un fumetto? Lo conservate ancora? Se la risposta è si ad entrambe le domande, ve ne pongo una terza: avete voglia di mandarmene per e-mail delle scansioni? Se continuate ad annuire, la mia idea sarebbe quella di postare qualche immagine qua sul blog. Ai più timidi e ai professionisti che vogliano partecipare a questo gioco garantisco l'anonimato e massima riservatezza.


20 commenti:

cominciamo dall'inizio

10:38 [emo] 16 Comments


Prima elementare, due orecchie a sventola da tenere abbottonate dietro la nuca per non rischiare di prendere il volo alla prima folata di vento, occhi grandi, scuri ed espressivi, magro come un chiodo, grembiule nero e fiocco bianco. Guardo l'obiettivo della macchina fotografica con un'espressione che è in perfetto equilibrio fra Charlie Manson e Buster Keaton. Nella mano destra tengo la piccola cartella con - immagino - il sussidiario, qualche quaderno, penne e minutaglia varia di cancelleria.

Nella sinistra, invece, c'è Tex che cade da cavallo colpito alle spalle da un vile colpo di pistola. E' stato il primo fumetto che ho scelto di acquistare.
In mezzo, 28 anni. No, dico: 28 anni! E la differenza fra quel giorno e oggi è che allora non sapevo chi fossero Galep, Gianluigi Bonelli e Ferdinando Fusco. Non ricordo niente della storia, nè un accenno di trama nè chi - oltre a Tex e i suoi pards - affollasse le pagine di quell'albo che ancora possiedo, ma che non ho più avuto e voluto avere occasione di rileggere.

Guardo il bianco e nero della foto, ricordo il bianco e nero ingiallito delle pagine di Guerra sui pascoli, ricordo la terza di copertina pasticciata coi pastelli a cera. Sicuramente un verde e un blu, un giallo, forse un rosso.
Non ho mai avuto il desiderio di colorare gli albi in bianco e nero, non mi mancavano i colori. Poi ho anche imparato a non pasticciare nemmeno più la terza di copertina (mai le altre, quando lo facevo, sempre e soltanto la terza, anche se non di tanti albi).





16 commenti:

on air

22:19 [emo] 24 Comments

In teoria avrei voluto aprire questo spazio solo con la chiusura di una certa esperienza professionale, ma lo faccio quando ancora manca una ventina di giorni alla detta chiusura, per alcuni profondissimi motivi:

- m'è venuta voglia di farlo adesso
- se non lo faccio ora, temo che quando sarà il momento, pigro come sono, rinvierò ancora
- non vedo motivi validi per non farlo in questo momento
- varie ed eventuali

Il rituale internetbloghiano imporrebbe un manifesto programmatico, una dichiarazione d'intenti, una serie di linee guida da seguire fin da oggi.
Il fatto è, invece, che sto scrivendo letteralmente a braccio, senza avere in mente null'altro se non completare la procedura di impostazione del blog, indi per cui decido - per l'autorità conferitami da me medesimo - di navigare a vista, senza una rotta ben precisa, anche perchè camminando non c'è strada per andare che non sia di camminar...

Le stelle polari, contrariamente a quanto il firmamento suggerirebbe, saranno due e non una sola:

- parlare delle mie nuvole
- utilizzare il minor numero di avverbi possibile

Tutto il resto - se ci sarà - verrà da sè di volta in volta.

saluti e baci

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