Quello in alto a sinistra


Alle feste sono sempre stato quello ai margini delle risate, quello che non ballava, quello che non aveva nemmeno bisogno di scrivere il proprio nome sul bicchiere di plastica , ma che – nel suo silenzio – riconosceva la gestualità e i caratteri di tutti. E se apparivano inafferrabili, li inventava.
In fila alle poste o al supermercato sono uno dei tanti, soprattutto quello che pensavi non fosse davanti a te, ma che t’ha visto entrare e prendere il tuo bel numerino. Successivo al mio. Sistematicamente.

La mia è una posizione di vantaggio, che mi permette di essere il punto nevralgico dell’immaginabile e del contemplabile, il fulcro di storie inventate ma possibili. Ogni volta che esco di casa e decido di lasciare l’auto ferma al parcheggio la mia schiena si irrigidisce come un’asta, in cima alla quale sventola una bandiera nera con teschio bianco.
Gli occhi come un cannocchiale, le strade e le vie come distese d’acqua da solcare in attesa di incrociare prede depredabili.
Avvisto scorci da assalire con lo sguardo, sguardi da incrociare furtivamente, camminate da decifrare, facce da imprimere nelle retine e tengo una rotta fieramente disordinata.
Protagonisti di vite vere si alternano a comparse destinate a un grande futuro, in uno schermo a trecentosessanta gradi che muta forma e contenuti a ogni passo.

Ti vedo piangere seduto in sella al motorino? E’ la fine di un grande amore, sconfitto ma eroico.
O magari le tue sono squallide lacrime di coccodrillo perché ha fatto bene a lasciarti e in fondo lo sai.

Il tuo rimmel e il tuo fard mettono in risalto un viso sorridente come pochi? Sei la dea che tutti desiderano. O invece, stasera, scalderai tristemente il tuo latte e andrai a letto un quarto alle dieci convinta che domani andrà meglio, esattamente come ieri e ieri l’altro.

Potrei anche aver voglia di ridare un senso alla tua giornata, riscattarla dalla mediocrità che tradisce il tuo portamento e potrei immaginarti cintura nera di successo nella vita o padre di famiglia esemplare, maestra d’asilo amata da tutti o studentessa a un passo da una laurea con lode.

Il rischio più grande è essere colpito da uno sguardo, ritrovarmi io stesso oggetto della tua immaginazione, completamente in balia di una fantasia che non posso controllare né intuire. Non mi piace, non deve accadere, non può succedere. L’unica ipotesi contemplabile è che non me ne accorga, perché sarei diverso da quello che sono, esisterei in un tuo pensiero seppur sfuggente o in un’immagine riconoscibile.
Per fortuna sono l’eterno sconosciuto, che rimane inevitabilmente fuori quadro o fuori fuoco.
Sono quello in alto a sinistra della foto, ma non quello che tu pensi che sia, vuoi scommettere?


le cose belle (le uniche che servono)


E' la terza volta che ho avuto occasione di visitare il Comicon del capoluogo campano e l'anno scorso, come quest'anno, le aspettative che avevo erano piuttosto alte.
Ogni cosa ha un lato in luce e uno in ombra, quindi anche una fiera e le persone che vi si incontrano non fanno eccezione alcuna.
Ciò che m'interessa fissare qui, è solo ciò che di buono ho riportato in valigia a Sassari, che non è poco, dato che riguarda prevalentemente la sfera personale, che qua sul blog tendo sempre a evitare di sottolineare.

Qualche parola, però, mi preme spenderla e - come accennavo nel post qua sotto - riguarda soprattutto le persone con cui ho condiviso i giorni di fiera.
Non mi riferisco a tutti coloro con i quali ho avuto modo di intrattenermi piacevolmente per qualche minuto (le fiere non permettono certo di frequentare a modo tutte le persone che si può desiderare incontrare), ma a quel manipolo di guasconi con i quali ho girato per gli stand e con i quali ho passato le ore a stare spaparanzato sul balcone del castello a fumare, chiacchierare e cazzeggiare per tutti e tre i giorni.

Mi riferisco - in rigoroso ordine alfabetico - ad Antonio (con il quale, prima o poi, dovremmo davvero decidere di scrivere insieme un post fiume dedicato a un reportage cumulativo su tutte le fiere che abbiamo vissuto in compagnia), Duccio (con il quale fra qualche tempo cominceremo a fare davvero sul serio con il Benzi), a Gianfranco (con il quale stiamo già facendo sul serio con OWC) e Giuseppe (che non ha nè un sito nè un blog, ma che non avevo mai incontrato e che son stato felice d'incontrare).
Senza queste persone i tre giorni napoletani sarebbero stati particolarmente noiosi e pressochè privi di significato.
Sarei stato contento - per diversi motivi - di passare un po' di tempo in più anche con qualcun altro, ma son sicuro che non mancheranno le occasioni in futuro.

La stretta di mano fra me e il Bot immortalata nella foto che vedete là sopra sancisce ufficialmente l'involontaria tradizione che prevede che Alessandro sia quasi sempre la prima persona che vedo non appena metto piede in una fiera.


impressioni sospese



Ancora non so che sensazione generale mi son portato a casa da Napule.

Alcune estremamente positive (grazie soprattutto alle persone con cui ho condiviso i giorni della fiera) altre di segno decisamente opposto (sulle quali voglio ancora riflettere un po').

Sta di fatto che anche quest'edizione del Comicon ha esaurito il suo corso e a breve siti, forum e blog pulluleranno di commenti.
Per adesso preferisco sospendere il giudizio, quindi tornerò sulla mostra nei prossimi giorni.

Chiudo con l'ennesimo angolo sborone: la Tivoli qua sopra (che fa bella mostra di sè sulla mia accogliente scrivania) è un bel regaluccio ricevuto in quel di Napoli da un carissimo amico.



napul'è mille culure (ma quest'anno va molto il blu)


Come già accennato varie volte, da domani a domenica sarò al Napoli Comicon.

Chi avesse piacere di scambiare due chiacchiere mi troverà a zonzo, altrimenti - nella mattinata di sabato intorno alle 11 - presso lo stand Tunué per la promozione di Mono.


crisi d'identità


Egocentrismo a livello onanistico, ok, ma il problema è serio: o spariscono gli emo dalla faccia della terra o rischio di essere assimilato mio malgrado.
E la seconda ipotesi è tutta nell'immagine qua sopra.

Mono blog



Manca una settimana esatta alla prossima edizione di Napoli Comicon, che si preannuncia piuttosto interessante, se consideriamo anche soltanto la presenza di due nomi del calibro di Go Nagai e Moebius!
Ma più degli incontri con il creatore di robottoni e l'autore di storie a forma di elefante, appare importante l'uscita in occasione della fiera del secondo numero di Mono, la rivista di monotavole monografiche della Tunuè.
Dentro ci sono pure io (e quest'ulteriore aspetto dovrebbe rendere la cosa irrinunciabile e imperdibile), con una storia disegnata da Elena Casagrande (e - a sto punto - francamente non so perchè stiate ancora qua e non siate già sulla strada per Napoli, così da essere primi allo stand per avere la vostra copia di Mono!).
Nell'attesa, per placare l'ansia che quasi vedo deturparvi i lineamenti del volto, fate un giro sul blog della rivista e iniziate a prendere confidenza col roster di autori coinvolti.


piccola smisurata preghiera


Peppe, torna.
Torna, perchè il mondo del fumetto ha un bisogno assoluto delle tue storie.
Ne ha bisogno come un ragazzo ha bisogno comunque della figura paterna nel momento in cui decide di andare a studiare lontano da casa, con tutta la baldanza, l'irruenza e l'incoscienza (immaturità?) che la sua giovane età può regalargli.
Ha bisogno di un punto di riferimento importante con cui misurarsi negli attimi di necessità, ha bisogno di un sonoro ceffone quando fa finta di non avere gli anni per prendersi le giuste responsabilità.

Peppe, torna.
Rileggere le tue vecchie storie su Orient Express, i tuoi neri su Nero (Storia di cani in particolare) fa aumentare solo e soltanto la nostalgia, quando l'urgenza maggiore è quella di una guida, di nuove scintille, nuovi parametri con cui confrontarsi.
Erano riviste laboratorio, mai sufficientemente apprezzate e ricordate come meriterebbero, due approdi sicuri in cui le speculazioni su popolare e autorale (o fra seriale e graphic novel, si direbbe oggi) erano lasciate alla porta, due finestre su narrazioni - allora - future.



parentesi nerdica - 4


Appena ordinata. Ora c'è solo da aspettare.
Sostenetemi nella sofferenza dell'attesa.


intestazione autonoma

40 anni fa (ieri, per la precisione) moriva Totò .
40 anni sicuramente più poveri di risate.



scoop!

Non chiedetemi come ho fatto, ma sono riuscito a ottenere un filmato segretissimo girato all'interno dell'inaccessibile sala riunioni in cui vengono elaborate le trame di Lost.
Guardatelo a vostro rischio e pericolo.

ancora un valzer


Ieri sera i Neige Rouge (Mario Carta, Davide Soddu e Luca Lanza) hanno replicato la serata di qualche mese fa dedicata alla musica applicata (temi musicali di grandi film di grandi registi, da Leone a Kitano, per capirci).

Fra tante note, qualcuna era dedicata al Benzi. Questa volta il suo valzer non aveva la fisarmonica, ma il pianoforte di Mario, il sax di Luca e il violino di Davide sono riusciti a creare un'altra atmosfera sospesa fra segni diversi, fra parola, disegno e note.
Un'altra splendida emozione.

Spero, quanto prima, di poter postare il video della serata o - almeno - il file del pezzo.

stortura di naso preventiva


C'è qualcosa che non va, qualcosa che non mi torna per nulla.

D'accordo, il film di Sin City è stata una figata pazzesca e sono in una di quelle fasi in cui allo zio Frank passo tutto e il contrario di tutto (forse - e sottolineo forse - gli avrei passato anche 300, se l'avesse diretto lui).

Solo che a vedere la locandina del film che sta girando - dedicato a Spirit, la creatura più famosa di nonno Eisner (r.i.p.) - il naso mi si è tutto aggrinzito e contratto.
A leggere afNews, Miller ha garantito rispetto per l'opera, ma se una locandina comunica qualcosa, questa sta facendo di tutto per attivare il mio radar anti-cazzata.
E non voglio che si attivi. Assolutamente no.
Stanotte mi addormenterò recitando allo sfinimento un mantra benaugurante "sarà un bel film - sarà un bel film - sarà un bel film"...


belle scoperte

Lo ammetto senza imbarazzo: non conoscevo minimamente Paolo Sorrentino se non di nome, citato ogni qualvolta leggessi un articolo dedicato ai nuovi giovani promettenti registi italiani.
Sabato scorso, invece, grazie a due cari amici, ho visto insieme a loro L'amico di famiglia ed è stato amore a prima vista.

Per assecondare le mie bulimiche necessità di recuperare immediatamente quanto più possibile su un autore appena scoperto e che mi piace, ieri sera ho noleggiato gli altri due film che Sorrentino ha realizzato, L'uomo in più e Le conseguenze dell'amore.

Ho avuto conferma dell'estrema bravura del regista napoletano, che - prima ancora - è un ottimo scrittore in senso lato e un ottimo scrittore di cinema in particolare.
Tutte e tre le sceneggiature declinano in varianti minime e più accentuate la figura del perdente, del personaggio che viene sconfitto dalla vita, tritato e schiacciato, ma anche complice della propria disfatta e consapevole dell'impossibilità di riscatto.

Ma - si diceva - Sorrentino è un regista e mi ha incantato anche per l'abilità nel costruire la scena sotto il profilo meramente drammaturgico, così come sotto il profilo formale, non rinunciando a scovare l'angolazione d'inquadratura o il movimento di macchina più congeniale (e spesso originale o non convenzionale) per raccontare al meglio le diverse vicende.

Come non riconoscere, poi, l'intelligenza nello scegliere gli attori, le facce, i corpi cui affidare i ruoli? I volti di Toni Servillo e Giacomo Rizzo mi si sono impressi nelle retine (e anche più a fondo, fra i due polmoni) in modo assolutamente indelebile.
Due attori - senza nulla togliere agli altri (bravissimi) di ognuno dei tre cast - che reggono la scena, reggono i silenzi, reggono primi piani lenti che - per altri - sarebbero potuti essere letali e impietosi.
Ma - soprattutto - Servillo e Rizzo consegnano alla memoria dei personaggi indimenticabili, resi con grandezza non solo nelle loro caratteristiche più evidenti e macroscopiche, ma anche e prevalentemente in quelle sfumature, in quei silenzi, in quegli sguardi e in quelle piccole espressioni impossibili da prevedere, ma necessarie, emotivamente irresistibili.

Qua sotto potete vedere i trailer di tutti e tre i film di Sorrentino:

L'uomo in più



Le conseguenze dell'amore



L'amico di famiglia


due tipi per bene






Seguo The Shield e 24 con estremo interesse e incontenibile passione, all'inizio grazie al fatto che le due serie affrontano due dei generi che maggiormente preferisco, ora che ho finito di vedere - rispettivamente - la quinta e la quarta serie, il due motivi principali che mi tengono incollato allo schermo sono innanzitutto i due protagonisti (Vic Mackie/Michael Chicklis e Jack Bauer/Kiefer Sutherland) e il crescendo inarrestabile di tensione che i due serial risescono a regalare.

Con la fine della quarta serie di 24 ho definitivamente risolto il dilemma che mi attanagliava riguardo chi concedere, fra Vic Mackie e Jack Bauer, il favore dei miei sentimenti: li amo entrambi nello stesso identico modo.

Vic seduce per il male che incarna, Jack per la capacità di fare le scelte più traumaticamente giuste.

Entrambi si specchiano uno nell'altro: se Vic per raggiungere i suoi obiettivi criminosi è a volte costretto dalle circostanze a compiere qualche azione legale, Jack riesce a fare dei passi incredibilmente dolorosi e moralmente riprovevoli in vista del bene ultimo.
Due personaggi scritti benissimo e recitati meglio da due attori, Michael Chicklis e Kiefer Sutherland, che riescono a passare da momenti sovraccarichi di eccessi a sfumature psicologiche tutte a togliere con la disinvoltura degli attori di razza pura.


Mono n.2 - la cover


Calda calda appena sfornata dai cassetti della Tunuè, ecco qua la cover del secondo numero di Mono, in uscita a Napoli Comicon.
L'illustrazione è di Davide Toffolo.


Jack Kirby Interview

sovraccarico


OWC procede e procede secondo la tabella di marcia che con Gianfranco abbiamo stabilito.
Da qui a fine agosto dovremo realizzare fra le 15 e le 20 tavole al mese (un bel gruzzolo davvero) e fino ad ora siamo attorno a quota 15, almeno per quanto riguarda le tavole disegnate.
Io personalmente ho chiuso il primo blocco di 24 che - più o meno - corrisponderà al primo capitolo della storia (strutturata su quattro capitoli).

La scorsa settimana ho iniziato a stendere le prime pagine del secondo capitolo, ma è da qualche giorno che ho preferito sospenderne la scrittura perchè mi trovo in una fase di eccesso di immagini, parole, momenti da raccontare che sta rischiando di confondermi.
Niente di allarmante, ci mancherebbe, meglio l'abbondanza che l'esatto opposto, però ho ritenuto meglio distaccarmi per un momento dalla storia, fermarmi a guardarla un po' da lontano e non pensarci, così da far decantare il tutto e riaffrontarla con ciò che rimane a galla, che - in teoria - dovrebbe essere ciò che per questa sarà davvero necessario e utile.

Fino ad ora ho scritto quasi esclusivamente storie brevi e non mi ero mai impegnato in un lavoro così lungo. Ovvio che sia stimolante, soprattutto perchè già da questi primi passi (30 tavole su un centinaio...) mi sta facendo capire l'importanza di non perdere di vista il risultato finale che con Gianfranco ci siamo proposti.


L'aspetto più esaltante sta nel fatto che nei momenti di difficoltà, in cui - ad esempio - le vicende necessitano di una variazione rispetto al soggetto, ci stanno venendo in soccorso le caratteristiche stesse dei personaggi o l'essere consapevoli di ciò che vogliamo raccontare.
Le risposte, a tutt'oggi, stanno sempre là.

promemoria 02


Ricorda di glorificare colui che è in quanto è.

vademecum per sceneggiatori distratti o smemorati


Saggezza da Baci Perugina: avere sott'occhio tutte - o quasi - le possibili inquadrature utilizzabili in una scena permette di ottenere dei buoni risultati in partenza non previsti e, addirittura, di poter correggere le cazzate fatte. (anonimemo)


4 colors is mejo che ciù


Come detto, matite e chine di Riccardo Burchielli.
Alla tavolozza fotosciopposa, invece,
Alessandro Bragalini.


blog spot 9


  • Sergio Algozzino - Sergio è una persona estremamente versatile: un occhio attentissimo sulla storia del fumetto, un ideatore di buone riviste e un autore dal futuro sempre più presente. Ah, è pure un musicista.
  • Sergio Gerasi - disegnatore, ha esordito sul Lazarus Ledd della Star Comics maturando uno stile e dei mezzi sempre più sicuri e convincenti. Suona nei 200 Bullets e continua il suo cammino fra le nuvole con le Tragifavole.
  • Silvio Camboni - classuoso autore che ha mosso i primi passi alla Disney, ora lavora prevalentemente per la Francia, ma ha intrapreso la carriera di autore e conduttore televisivo, oltre che di giornalista.
  • Simone Guglielmini - Simone è uno di quei disegnatori dalla manina santa che mi piacerebbe vedere pubblicati sempre più spesso, quotidianamente. Invece, per ora, mi devo accontentare del suo esordio sul n.9 di Detective Dante e sperare che qualche editore italiano pubblichi i suoi lavori francesi.
  • Simone Massoni - talento puro. Provate a verificare di persona le sue straordinarie capacità grafiche e le bellissime intuizioni.
  • smoky man - misterioso, fumoso, fumettoso. smoky man è il fondatore di Ultrazine, il discepolo italiano di Alan Moore e uno dei più inarrestabili animatori culturali del mondo del fumetto italiano.
  • Stefano Misesti - se penso a Maciste muoio dal ridere, se penso all'Uomo Esagitato mi vengono le convulsioni. Se mi lascio trasportare dai suoi lavori più surreali mi perdo in un mare di meravigliose suggestioni.
  • Stefano Piccoli - a fine anni '90 fu uno degli autori indies più irriverenti e seguiti, poi - pur continuando a pensare a fumetti - si discostò dal giro. Ora è tornato, sempre con la sua opera più controversa: il Massacratore.
  • Stefano Raffaele - Stefano ha mosso i primi passi con Lazarus Ledd (disegnandone anche le cover per un periodo), poi è emigrato professionalmnte negli USA (Marvel, Dark Horse). Ora lavora per la Francia (Les Humanoides).
  • Thomas Campi - è uno dei più bravi disegnatori della Julia di Bonelli, ma anche e soprattutto un autore impegnato nella costante ricerca espressiva e stilistica. Sul suo blog potrete ammirarne ogni passo.
  • Tommaso Renieri - anche Tommaso è un disegnatore, in forza allo staff delle Winx, per cui però si è cimentato prevalentemente come colorista. Bramo un suo volume di illustrazioni o una sua storia a fumetti.
  • Valerio Pastore - ha esordito su Killer Elite n.1 e ha partecipato all'ottima rivista indipendente Il peso del martello. Attualmente studia da animatore, ma - nel frattempo - sul suo blog posta dei lavori d'illustrazione assolutamente magnifici. Vedere per credere.

300


Cast: Gerard Butler, Lena Headey, David Wenham, Dominic West, Michael Fassbender, Vincent Regan, Rodrigo Santoro, Andrew Tiernan, Andrew Pleavin.
Durata: 117'
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: Zack Snyder, Kurt Johnstad
Fotografia: Larry Fong
Musiche: Tyler Bates
Montaggio: Larry Fong

Non ho mai particolarmente amato sotto il profilo narrativo 300. Dal punto di vista grafico l'ho sempre ritenuta una delle prove più entusiasmanti dell'accoppiata Miller/Varley (insieme ad Elektra Lives Again), ma il tentativo di Miller di piegare la Storia alla storia, al proprio sentire, non mi ha mai entusiasmato.
Ho sempre ritenuto superficiale l'approccio schematico e tranchant di Miller, riconoscendogli soltanto un'impressionante capacità registica e di messa in scena, una sontuosa capacità di gestire i tempi e le ellissi narrative.
E' sempre stato più un rifiuto ideologico, sotto un certo punto di vista (le simpatie destrorse di Miller sono risapute e dichiarate), che però non mi hanno condizionato nella valutazione estetica del suo lavoro sulla battaglia delle Termopili.

In ogni caso aspettavo l'adattamento cinematografico di 300 con una certa ansia, soprattutto per l'acritica esaltazione che mi ha procurato il passaggio su celluloide di Sin City (ok, non è cinema, ma chissene: il nerd che è dentro di me ha goduto non poco - una volta tanto - a vedere il cinema piegato a novanta rispetto al fumetto).

La pellicola di Snyder riesce a convincere dal punto di vista squisitamente tecnico: roboante, epico, testosteronico, accecante. Niente da dire. Snyder sa dirigere, sa appagare l'occhio, sa costruire una scena e sa darle una forma.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che ciò che Miller lasciava sottointeso (e quindi interpretabile, deducibile ma non inconfutabile, sospettabile ma comunque dialettico) Snyder lo esplicita, lo distorce fino ad ottenere uno dei più monumentali film propagandistici che abbia mai visto.
300 è un film talmente esagerato - sotto quest'aspetto - da risultare quasi pornografico.
Se Miller piega la Storia, Snyder la travisa. Se Miller interpreta, Snyder snatura.
Ne vien fuori un bignamino fascistoide da quattro soldi dal messaggio di fondo aberrante ed equivoco, sciatto nell'approccio manicheo e con delle derive incontrollate a tratti strepitosamente divertenti (la di certo involontaria tensione omoerotica fatta di sublimi doppi sensi fra Leonida e Serse su tutte).
Fare di Leonida un idealista è da antologia, fare degli Spartani il muro contro il misticismo persiano (si, nel finale si arriva a citare il misticismo del nemico...) è quanto meno grottesco e ridurre l'altro a mero freak è operazione rispetto alla quale pure Lombroso avrebbe fatto un passo indietro. Forse addirittura due.

Will Eisner: The Spirit of an Artistic Pioneer



spero possa essere interessante per chi capisce l'inglese almeno la metà di quanto è stato interessante per me che ne capisco davvero poco poco poco poco poco...

news killerelitose





Siamo al rush finale per
Killer Elite 2.
Ancora pochi giorni e tutto verrà consegnato alla tipografia, in previsione dell'uscita dell'albo per
Torino Comics.
Nel frattempo, un paio di news.
Un nuovo disegnatore è salito a bordo in extremis, si tratta di Fabiano Ambu, già dello staff de L'Insonne e - rullo di tamburi - la cover dell'albo sarà di Riccardo Burchielli (John Doe, DMZ).
Come sempre, comuque, il riferimento per news e previews su KE2 è il blog apposito.


inventare ricordi

Se non avessi fatto il libraio e se non avessi fatto i primi passi da sceneggiatore, molto probabilmente avrei fatto il robivecchi.
Non l'antiquario, non l'archeologo, ma proprio il robivecchi.
Tutto ciò che è ammantato da una patina di vecchio ha su di me un fascino del tutto irresistibile.
Non parlo di antico, di appartenente ad altre epoche, ma di tutto ciò che ha un trascorso non distante più di un secolo da me.
Possono essere vecchie foto, vecchi oggetti, vecchi libri, vecchi luoghi, vecchi racconti, può essere qualsiasi cosa riesca a mettere in contatto me, nato nel '72, con un mondo nel quale non potrei vivere se non per come il tempo l'ha cambiato o per i ricordi che può aver lasciato in qualche persona che me ne fa dono.
Il virato in seppia, il bianco e nero scatenano in me delle suggestioni davvero uniche, una curiosità non arginabile che accende all'unisono tutte le possibili domande attinenti quel qualcosa.
Chi? Come? Dove? Quando? e, soprattutto, perchè?
Poco importa se riesco a ricostruire l'iter preciso che ha portato quel qualcosa a incrociare il mio percorso, anzi.
La suggestione del tangibile in quel momento lascia spazio alla (viene addirittura soverchiata dalla) necessità intima e naturale di immaginare le risposte, di ipotizzarle, di raccontarle.
Una forma di racconto che rilegge l'accaduto a partire da ciò che ne è rimasto, che vi resta legato proprio attraverso il possibile, che può colmare lo spazio vuoto fra ciò che era e ciò che è (o non è più) oggi. Nulla a che fare con la psicometria, ovviamente, forse solo l'illusione di creare ricordi non miei.

[integrazione del 19/03]

immaginavo che qualcun altro poteva dire le stesse cose che ho detto io in maniera ancor più pregnante e - a suo modo - definitiva.
Questo qualcun altro è Francesco Guccini, che in Vite fotografa alla perfezione ciò che intendevo col post qua sopra (un ringraziamento ad Andrea Leggeri per la segnalazione).

(...)
Mi piace rovistare nei ricordi

di altre persone, inverni o primavere
per perdere o trovare dei raccordi
nell’apparente caos di un rigattiere:
quadri per cui qualcuno è stato in posa,
un cannocchiale che ha guardato un punto,
un mappamondo, due bijou, una rosa,
ciarpame un tempo bello e ora consunto,
pensare chi può averli adoperati,
cercare una risposta alla sciarada
del perché sono stati abbandonati
come un cane lasciato sulla strada.
Oggetti che qualcuno ha forse amato
ora giacciono lì, senza un padrone,
senza funzione, senza storia o stato,
nell’intreccio di caso o di ragione.
(...)












sono passati di qui - 1

Dalle chiavi di ricerca che grazie a Google hanno portato su questo blog nuovi visitatori, desumo che sono passati di qui nel corso dell’anno:

quelli che gli piace Quark
cause salivazione incontenibile
genetica delle orecchie a sventola

quelli che Google ci ascolta e gli facciamo le domande
cercasi editore per proporre tavole di fumetto
chi sono gli emo
proporsi sceneggiatori bonelli disney
che cosa e armaduk
quanto emo sei
se questo è un emo
cosa dire augurio in bocca al lupo
i corrieri consegnano in fiera?
a che serve braccialetto antistatico
parole che fanno rima con orrù
lost quando comincia la 3a stagione?
voglio un emo!
regalo per anto
disegni da colorare sugli dei dell'olimpo della grecia
crauti in francese
io sono emo ?

quelli che meglio esser criptici
bum bum per quelli che bum bum
le ascelle di dove
lettore casa fuori sincro

quelli che emo
la famiglia nobile degli emo
emo di merda
fare capelli emo
emo baciare
non solo emo
telepatia emo
fatto di più emo
quanto sei emo
quanto sono emo
sempre più emo
siti di belle immagini emo
voglio essere emo
stanca ...emo
meglio scemo che emo

quelli che il solletico è una ragione di vita
solletico liguria
fare solletico a emiliano
solletico solletico
storie vere di solletico

quelli che il mondo del fumetto
odio igort
la fumettistica italiana

quelli che il mio o il tuo?
il mio blog

quelli che il tempo è prezioso
ho bisogno di lavoro urgente a enna
voglio conoscere un emo!

quelli che xxx
ragazze indemoniate
piedi sensuali
nudo attraverso la finestra
zie tettone
sboroni nudi
scopiamo a mantova
gor posizioni
"mi ha fatto godere"
mamma "il culo"

quelli che cogito ergo sum
a schifiu finisce
è nato il mio neonato

parentesi nerdica - 3



Bill... sto arrivando!
Il tempo di trovare una tutina gialla che - attillata - non mi trasformi in una boa galleggiante.


autocelebrèscion: un anno di blog.


Eh si, oggi 'sto blog compie un anno di vita.

Dodici mesi fa mi sono affacciato in questi luoghi additati come il regno dell'egocentrismo e dell'auotoreferenzialità con cautela e senza le idee chiarissime su come e con che frequenza avrei vissuto l'esperienza di gestire uno spazio su internet completamente mio.
L'unico punto fermo che mi sono imposto è stato di parlare esclusivamente di fumetti, dei miei fumetti, dell'approccio che ho nei confronti del mezzo come lettore e come sceneggiatore (pur ancora in formazione).

Ci sono state un po' di eccezioni, a cominciare da qualche post legato al cazzeggio più spinto o qualcun altro dedicato ad altre passioni (cinema, musica, libri, le serie tv), ma son riuscito a tenere la rotta con una certa coerenza e, guardandomi indietro, è divertente l'idea di vedere ora accorpati i post sui fumetti che facevo da ragazzino e da giovane o prima di dedicarmi per qualche anno alla critica e quelli incentrati sulle varie cose su cui mi sto cimentando da alcuni mesi (OWC, il Benzi, Killer Elite 2, La persistenza della colpa, ) o che hanno effettivamente visto la luce (le brevi per Mono e per Donnell & Grace, Xiola).

Mi son sorpreso molto nel riuscire a dire in pubblico tutta una serie di considerazioni e riflessioni intime riguardanti il mio approccio alla scrittura, cosa significhi per me mettere delle vignette una in fila all'altra.
Ne è venuto fuori un timido inizio di percorso - ocio, parolone in arrivo - formativo che mi conferma ulteriormente la bontà della scelta di ascoltare quella parte di me che aveva bisogno di esprimersi attraverso lo scrivere fumetti più che di fumetti.

Sono contento anche e soprattutto delle possibilità che il blog mi ha dato di incrociare i percorsi espressivi di tante altre persone (sceneggiatori e disegnatori), con gran parte delle quali si è instaurato un proficuo scambio di vedute e un confronto spesso vicendevolmente stimolante.
Anche sotto questo profilo, la soddisfazione di continuare a curare il blog è assolutamente massima ed è un grandissimo piacere segnalare tutti quegli autori o aspiranti tali i cui blog periodicamente registro su Blog Spot. Nei confronti di ognuno di loro, nei modi più diversi, mi sento in qualche modo debitore per le suggestioni che mi hanno dato le loro parole o le loro immagini.

Infine, vorrei ringraziare tutti coloro che, casualmente o meno, hanno incrociato queste mie pagine e hanno voluto soffermarsi il tempo di lasciare un pensiero, un commento, una riflessione.

Se devo farmi un augurio è quello di continuare a tenere la rotta e di aumentare ancora di più il confronto con chi è afflitto dalla mia stessa malattia.


ritmi frenetici


Il
ritorno da Mantova è stato contraddistinto da dei ritmi forzatissimi e intensissimi.



Il lavoro finale di supervisione di Killer Elite 2, la quest per un nuovo disegnatore che sostituisse uno sparito nel nulla e, soprattutto, OWC.
Riguardo KE2, a parte alcune sfumature marginali, si può dire che il lavoro è concluso e ne sono soddisfatto: presto, o qua o sul blog del fumetto, posterò qualche preview di Andrea e di Gianfranco.




Inoltre, sempre in tandem con Gianfranco, da martedì scorso abbiamo cominciato il lungo percorso che seguiremo in vista della realizzazione di OWC, una storia davvero molto lunga e che per i prossimi mesi ci costringerà a dei ritmi di lavoro piuttosto sostenuti.
Siamo partiti davvero al meglio ed entro fine mese dovremmo riuscire ad aprire un blog dedicato a questo progetto.


Mantova val (ancora) bene un viaggio


Alla fine ce l'ho fatta a rientrare da Mantova.
Se dovessi raccontare tutto, ma proprio tutto, quel che è capitato nello scorso fine settimana, so quando comincerei a scrivere, ma non so quando smetterei.
Meglio concentrarsi su tutto quanto attenga esclusivamente la fiera in senso stretto.

La prima edizione dello scorso anno fu piuttosto incoraggiante e questa seconda ha mantenuto parecchi aspetti positivi, a cominciare dalla buona organizzazione logistica.
Sotto un profilo più strettamente contenutistico, gli incontri/conferenze con gli autori e gli addetti ai lavori (curati da Marcuccio Rizzo e sir Carlo Del Grande di ComicUS) sono stati piuttosto coinvolgenti, in particolare quelli dedicati all'ospite principale della manifestazione, Brian Michael Bendis.
Fra gli altri ospiti, vado a memoria, Tito Faraci, Roberto Recchioni, Diego Cajelli,Giuseppe Ferrario, Andrea Mutti, Ausonia, Lee Bermejo, Giuseppe Camuncoli, Riccardo Burchielli, Davide Gianfelice, Gabriele Dell'Otto, Claudio Villa, un'infornata di autori Bonelli e tanti altri.
Molto interessante lo spazio showcase in cui sono intervenuti molti degli autori ospiti e organizzato con dei mini-stage di fumetto destinati a diversi tipi di uditorio, sia i bambini delle elementari che i neofiti più adulti o curiosi in genere.

Peccato che anche quest'anno la presenza di editori non sia stata eccezionale (pur compensata dalla possibilità di reperire in anteprima alcuni titoli come Civil War 1 della Panini o Garrett 3 della Edizioni BD, giusto per citarne un paio).

Nota dolente, almeno per le aspettative che ripongo io nelle fiere, la presenza di un'unica mostra di originali (nello specifico si trattava delle tavole di una storia a fumetti su Tazio Nuvolari, che verrà editata da Leopoldo Bloom Editore).

Infine, la scarsissima affluenza di pubblico registrata venerdì è stata superata dalla buona affluenza di sabato e domenica.


a Mantova


Dopo la positiva esperienza della scorsa prima edizione, anche quest'anno andrò a Mantova Comics & Games.
Stesso hotel (a 2 minuti d'auto dalla fiera), stessa compagnia, spero che tutto fili liscio e rilassante come lo scorso anno.

Partirò oggi pomeriggio e ci si risentirà su questi schermi lunedì prossimo.
Se però qualcuno di coloro che gravitano da 'ste parti dovesse essere a Mantova e avesse piacere di incontrarci, mi contatti via mail.