sottotitolato

12:49 [emo] 4 Comments


- Ma tu perché non l’hai cercato?
- Mica dovevo essere io a farlo. Eravamo rimasti d’accordo che si sarebbe fatto sentire lui.
- Ma che cavolo di discorso è? Avevi voglia di sentirlo, quindi potevi scomodarti tu eh!
- Certo, giusto. Anzi, no. Non è giusto per niente. Se uno si prende un impegno, lo deve portare avanti.

Forse il problema di Federico è sempre stato proprio quello di esordire ogni volta al meglio, ma di non riuscire poi a condurre in porto quasi nulla di ciò che aveva cominciato.
Come quando gli prese la voglia di mettere su un gruppo.
Aveva la voce, glielo dicevano tutti, e strimpellava la chitarra più che decentemente, o almeno il giusto per poter sembrare decente. Mancavano un basso e una batteria e non sembrava la difficoltà più difficile da risolvere: quella stronza di Anna suonava il basso meglio di quanto scopasse e Cenzo era stanco di seguire i gruppi che facevano le piazze.
Durarono il tempo di due prove, perché poi gli scappò di seguire il laboratorio teatrale durante il quale ci conoscemmo.

- Ma mi stai ascoltando?
- Certo che ti sto ascoltando… dovevo scomodarmi io, no?
- Appunto, non mi stai ascoltando. Ti ho chiesto cos’hai deciso di fare. Vieni o no?

Perché poi fosse così importante una sua risposta per un’uscita come tante altre, è una di quelle domande che Federico si faceva ogni qualvolta gli venisse posta come fosse un bivio, come se ne andasse del tono della serata e dell’umore di ognuno dei presenti.
O forse, ma è un dubbio che appena lo sfiorava, è lui che non ha mai saputo cosa decidere, nemmeno di fronte alle scelte più elementari.

- Non mi sembra una domanda difficile…
- Mmmsì, ok, vengo
- Hai un entusiasmo commovente…

E tu, stronzo, lo sai cos’è l’entusiasmo? L’entusiasmo è quella cosa che ti prende e ti porta via, quella cosa che ti mangia lo stomaco per quanto si riempie di cose belle.
L’entusiasmo non lo riconosceresti nemmeno se ti si presentasse a casa e ti urlasse in faccia “ciao, sono il tuo entusiasmo, lasciati contagiare”.
Ma vaffanculo, fai il sarcastico e pensi che non ti conosca?
Ma chi cazzo sei?
Ecco, più o meno Federico pensò questo. Più o meno, appunto, perché il resto dei pensieri era appiattito da un senso di vertigine di quelli nitidi che solo una totale apatia ti riesce a regalare.
O un’ancora più totale mancanza di entusiasmo. Per qualsiasi cosa.

- Vabbuò, ciccio, ti saluto. Ci si sente a breve.
- A breve, sì. O quando vuoi. Ora vado anch’io, c’ho da sistemare un po’ di robe…
- Le tue robe, sì. Buona sistemata.

Dopo due passi, una volta girato l’angolo, a Federico venne la tentazione di tornare indietro e rincorrere Stefano, anche se non sapeva bene se per tirargli un pugno sul muso o per abbracciarlo, ma poi vide in una vetrina una cosa che non poteva non comprare.
Me la regalò dopo cena, in un momento in cui ero persa fra i conti di casa e non sapevo come dirgli che era veramente il caso che ci dessimo una regolata con le spese.
E infatti non ci riuscii.


4 commenti:

Luigi Serra ha detto...

Davvero carino!

INFINITO ha detto...

Non mi piace. Reputo sti raccontini (non solo quelli di EMO ma anche della maggior parte dei blog di wannabe) totalmente inutili al file di fare fumetto. Il fumetto non e' racconto ma sceneggiatura, tecnica, dialogo.

Ilaria ha detto...

Molto bello.
Sei mai stato pubblicato? perché secondo me hai molte possibilità.

Ilaria ha detto...

Scusa, non avevo letto la presentazione.