Gran Clint

08:20 [emo] 3 Comments


E' con un certo imbarazzo che costringo queste considerazioni a convivere nello stesso blog con quelle sul Watchmen di Snyder.
Per rispetto avrei dovuto aspettare qualche tempo e mettere prima in quarantena queste pagine, ma l'urgenza è una brutta scimmia.

L'America dello zio Clint non è quella sognata da Obama, è ancora un'America fortemente radicata nelle sue contraddizioni e storture, non è (più, se lo è mai stato) il Paese dei sogni, ma continua a essere una polveriera pronta ad esplodere, disinnescabile solo grazie alla ruvida esperienza e al senso del sacrificio di uomini consapevoli della propria individualità, ma pronti a superare il confine della chiusura preconcetta nei confronti dell'altro.
Un anti-pamphlet del conservatorismo illuminato dell'unico uomo di destra che mi piacerebbe essere, ma è anche una nuova riflessione di Eastwood sulla perdita dell'innocenza e sul rapporto tra figura paterna e destinatari della sua eredità, che ha già avuto altissimi momenti lungo l'intera filmografia eastwoodiana da Un mondo perfetto a Mystic River, da Million Dollar Baby fino al penultimo - incantevole - Changeling, ma anche da Gunny a La recluta.
C'è molto dei suoi personaggi migliori anche in questo Walt Kowalski, riecheggia dirty Harry Callahan, così come ritornano gli sguardi grugnanti di William Munny: la differenza sta nello spazio che - fra le rughe - Kowalski lascia al dubbio di un sorriso e a una scelta di campo non violenta, seppur costosissima.

Scritto da
Nick Schenk (non certo un abituè del grande schermo), Gran Torino si regge su un intreccio esile ed elementare, che permette a Eastwood di giganteggiare alla regia, misurandola con un bilancino di precisione, sfrondandola alla base di qualsiasi fronzolo o arabesco, ma unendo tutti i puntini con delle piccole rette, fino a regalare un arazzo finale di spettacolare solidità (e qua la pianto con le metafore).
Gran Torino è - soprattutto - un film superbo.
Lo zio Clint dispensa cinema come Stockton dispensava assist e il fatto che continui a farlo sempre meglio alla soglia degli ottant'anni è un qualcosa che regala fiducia, che fa star bene.

3 commenti:

werther Dell'Edera ha detto...

dice che si ritira... :(

emo ha detto...

intanto è in pre-produzione il prossimo film, THe human touch. poi vediamo :)

aladar ha detto...

Ho pianto come un vitello.
Immensissimo Capolavoro.