mi scappa l'incipit

21:23 [emo] 15 Comments

Marcuccio Rrrizzo mi coinvolge in un giochetto divertente: elencare gli incipit letterari che mi hanno maggiormente colpito e passare poi il testimone ad altri bloggers.
La cosa mi sfruguglia i due neuroni che possiedo e, presto su questi schermi, cercherò di diffondere una variante fumettistica del gioco cpostando gli incipit fumettistici (ossia le prime tavole) del cuore.

Per adesso, ecco i miei incipit:

Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono nel cuore della notte e la voce all'apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Molto tempo dopo, quando fu in grado di pensare a ciò che gli era accaduto, avrebbe concluso che nulla era reale tranne il caso. Ma questo fu molto tempo dopo. All'inizio, non c'erano che il fatto e le sue conseguenze. La questione non è se si sarebbero potuti sviluppare altrimenti o se invece tutto fosse già stabilito a partire dalla prima parola detta dallo sconosciuto. La questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo.

[Paul Auster, Trilogia di New York: Città di vetro]


Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite,
diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.

[Ray Bradbury, Fahrenheit 451]


È cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. È Arthur Ganate che mi ha fatto parlare. Arthur, uno studente, un fagiolo anche lui, un compagno. Ci troviamo dunque a Place Clichy. Era dopo pranzo. Vuol parlarmi. Lo ascolto. "Non restiamo fuori! Mi dice lui. Torniamo dentro!". Rientro con lui. Ecco. "'Sta terrazza, attacca lui, va bene per le uova alla coque! Vieni di qua". Allora, ci accorgiamo anche che non c'era nessuno per le strade, a causa del caldo; niente vetture, nulla. Quando fa molto freddo, lo stesso, non c'è nessuno per le strade; è lui, a quel che ricordo, che mi aveva detto in proposito: "Quelli di Parigi hanno sempre l'aria occupata, ma di fatto, vanno a passeggio da mattino a sera; prova ne è che quando non va bene per passeggiare, troppo freddo o troppo caldo, non li si vede più; son tutti dentro a prendersi il caffè con la crema e boccali di birra.

[Louis Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte]


Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; be’, almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto per non essere superstizioso, ma lo sono.) Nossignori, non voglio curarmi per cattiveria. Ecco, probabilmente voi questo non lo capirete. Be’, io invece lo capisco.

[Fedor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo]


In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.

[Umberto Eco, Il nome della rosa]


Il mio padrone è Luigino Pizza, che tutti lo chiamano così a causa delle pizzerie. Ha una bella faccia e pochi capelli, e somiglia a Bianchi che una volta allenava il Napoli. È un tipo che pare sempre sereno, ma se fa la faccia seria allora pure i suoi soldati si mettono paura. Lui, Luigino, fosse per lui, passerebbe la vita a divertirsi e a cantare le canzoni di Bruno Martino. Ogni volta che va nel piano-bar, a un certo punto il pianista dice:
"Adesso, signori, la voce calda del nostro amico Luigino".

[Peppe Ferrandino, Pericle il nero]


Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.

- Non è com'ero abituato. - Case lo sentì dire da qualcuno, mentre si faceva largo tra la calca, a gomitate, per infilarsi nella porta dello Chat. - È come se all'improvviso il mio corpo fosse affamato di droga, affamato da morire.
Era la voce d'uno di quei disperati che pullulavano abitualmente in quei quartieri multiformi e caotici chiamati in gergo "Sprawl". Il Chatsubo era un bar per espatriati professionisti: potevate berci per un'intera settimana senza mai sentire due sole parole in giapponese.

[William Gibson, Neuromante]


Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:

  1. Alison Ashworth
  2. Penny Hardwick
  3. Jackie Allen
  4. Charlie Nicholson
  5. Sarah Kendrew

Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura?Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c'è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.

[Nick Hornby, Alta fedeltà]


Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza, e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso, solcato da nervature arcuate, sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra. Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole, gli si agitava dinanzi agli occhi.
"Che mi è accaduto?" pensò. Non era un sogno.

[Franz Kafka, La metamorfosi]


Poiché Lord Trelawney, il dottor Livesey, ed altri gentiluomini mi hanno chiesto di scrivere la storia dell'Isola del Tesoro in tutti i suoi dettagli, dall'inizio alla fine, senza tralasciare nulla se non la posizione dell'isola, e questo solo perché esiste là tuttora un tesoro non ancora portato alla luce, prendo in mano la penna nell'anno di grazia 17... e torno al tempo in cui mio padre era proprietario della locanda Ammiraglio Benbow ed il vecchio lupo di mare, con la pelle cotta dal sole e una profonda cicatrice, prese alloggio sotto il nostro tetto.

[Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro]


In treno, dopo Amiens, quando la nebbia e i grigi lo riportano alla stagione d'autunno, e al freddo, si chiede perché sta fuggendo. Lui lo sa. Ma sono ragioni che all'esterno appaiono esili e misteriose, mentre per Lui sono totali e assolute. Va a Londra - sa - perché deve ritrovare la sua terza persona, un fantasma che deve incontrare per continuare a scrivere. Va a Londra per incontrarsi con il suo libro.

[Pier Vittorio Tondelli, Biglietti agli amici]


È tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di far uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
Io ci tornai
veramente, a Dresda, con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica), nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell'Ohio, ma c'erano più aree deserte che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate di ossa umane.
Ci tornai con un vecchio commilitone, Bernard V. O'Hare, e là facemmo amicizia con un tassista che ci portò al mattatoio dove rinchiudevano, di notte, i prigionieri di guerra.

[Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5]



E infine ecco le personcine cui passo volentieri la palla:

15 commenti:

IL GABBRIO ha detto...

premessa: ma quanto tempo ti ci è voluto a scrivere questo post?

comunque, dato che stavo senza far nulla, vagando in rete, li ho letti tutti.

dei libri che ho letto:
mi associo per "Fahrenheit 451" ; "il nome della rosa" ; "la metamorfosi"

dei non letti:
mi associo per
"memorie dal sottosuolo"; "alta fedeltà" (ma ho visto il film); "mattatoio n5" (me ne vergogno tantissimo, ma non l'ho ancora letto)...
che ne pensi di questo?

Abito a Villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci.
Non ci saremmo mai conosciuti così intimamente, Boris e io, se non fosse stato per i pidocchi.
Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. è un profeta del tempo. Farà brutto ancora , dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. non c'è il minimo indizio di cambiamento. il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi o s'uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l' Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte. Non c'è scampo. Non cambierà stagione.
(Henry Miller, Tropico del Cancro.)

emo ha detto...

@il gabbrio> la mia pigrizia è pari solo alla mia genialità nell'assecondarla: ho prima cercato di ricordare, scartabellando un po' fra gli scaffali e la memoria, quali incipit mi avessero colpito alla lettura, ho segnato i titoli e poi ho cercato gli incipit su Incipitario.com (con seguente copia/incolla) e le copertine tramite gùgle (infatti non tutte le copertine del post corrispondono alle edizioni che ho a casa).

riguardo l'incipit di Tropico del cancro: c'è tutto quello che mi può "costringere" a seguire la lettura, quindi è semplicemente perfetto.
Non ho mai letto nulla di Henry Miller... è una delle mie abissali lacune :)

bardamu ha detto...

sai che c'è un libro che mi costringi a ripetere nella mia lista vero?
ma devono essere solo incipit o possono essere frasi sparse?

emo ha detto...

@bardamu> certo che lo so, oltretutto m'è tornato in mente proprio per la chiacchierata a Napoli.
Il gioco "impone" di citare solo i migliori incipit, quindi non parti successive...

madmac ha detto...

Incipitario.com... che rivelazione sconvolgente :o
Grazie Emo!

emo ha detto...

@madmac> un luogo di perdizione per chi voglia saggiare le prime righe di romanzi mai letti e titillare un po' l'appetito.
L'ho scoperto qualche mese fa seguendo un'intervista su Radio 2 (non ricordo in quale programma) al curatore del sito.

neikos ha detto...

Bella lista davvero (non ho letto tutti i titoli che hai citato devo ammettere, ma alcuni incipit mi hanno decisamente incuriosito quindi mi sa proprio che rimedierò) sono particolarmente d'accordo riguardo l'inserimento del magnifico incipit de L'isola del Tesoro, è stato uno dei primi libri che ho letto e ancora oggi lo considero uno dei più grandi romanzi di sempre.

emo ha detto...

credo di essermi allargato un po' troppo: mi pare d'aver capito che avrei dovuto selezionare solo 5 incipit...
ma ormai il dado è tratto, amen :)

Antonio ha detto...

anche io, fuorviato da te (ma e' meglio cosi'), ho postato 10 incipit...

emo ha detto...

i miei sono pure 12 :P

preacher ha detto...

occazzo... devo andare a rimestar nella memoria per ricordare i miei incipit preferiti...

incomincerei con "chiamatemi Ismaele"...

beh, ora ci penso, verifico e poi posto sul blog. maledetti gli amici che ti coinvolgono in questi giochini! ti mando contro il finto Starksy!!!! :-D

emo ha detto...

@priccio> prima di partecipare al giochino e rimestar nella memoria, rispondi alla mail sull'invasione toscana in Sardegna: Willy verrebbe da Napule e deve prenotare anche lui, nel caso!!!
Se non rispondi, il finto Starsky te lo mando io, ma direttamente su per l'orifizio non baciato dalla luce solare! :)

Antonio ha detto...

so che aspettavi...

http://www.de-code.net/approfondimenti_scheda.asp?tipo=4&id=22&irp=0#gallery

... e scusa lo spam!

Bruno ha detto...

Eccolo, un altro esagerato!
Se non ricordo male, il giochino prevedeva il numero di cinque incipit, ma tu sei riuscito a superare anche quell'esibizionista di smoky!
Anch'io sono stato nominato e prima o poi, dovrò espiare.
;-)

emo ha detto...

@bruno> touchè! :P