Talk Radio

09:35 [emo] 3 Comments


Retorico, frontale, trombone, moralista, antipatico, (in)elegante, polemico, logorroico, manicheo, tronfio, fazioso, esagerato, muscolare.
Il cinema di Oliver Stone è così, senza compromessi, senza sfumature e negli anni ha pure perso di smalto (nel mio continuum spazio-temporale, ad esempio, non sono mai stati girati Alexander e World Trade Center), ma continua ad essere un dispensatore di storie che non passano inosservate, che non avranno la persistenza di una carezza e rimangono addosso spesso come il segno di un ceffone, ma che non se ne vanno.

Talk Radio è uno di questi film (ai quali aggiungerei quasi tutti quelli fra Salvador e Ogni maledetta domenica) e nella mia personale esperienza di spettatore, poi, continua a posizionarsi molto in alto in quella magmatica e ideale classifica dei film da portarsi su un'isola deserta (deserta-deserta, senza gli stronzi di Lost).

In teoria dovrebbe essere il film più minimalista di Stone, ambientato com'è quasi completamente negli studi di un'emittente radiofonica, ma anche in questo caso il buon Oliver riesce a volte a muoversi con la grazia di un elefante in una cristalleria, riuscendo però a tenere la storia e a compensare con molte raffinatezze registiche tra riflessi nei vetri e movimenti di camera.
Lascia completamente a briglia sciolta Eric Bogosian, che consegna alla storia del cinema un'interpretazione maiuscola e che tratteggia magnificamente il personaggio (realmente esistito) di Barry Champlain, conduttore radiofonico di Dallas che dai microfoni della KGAB lancia i propri strali verso i propri concittadini e l'america tutta.
Champlain parla, insulta, apostrofa, sbeffeggia, critica, distorce, mente, strumentalizza e arriva a un lucido delirio finale dinanzi al cuore nero dell'America (e al proprio), spremendolo fino in fondo ("aveva un uccello piccolo, ma si divertiva a vedere se rimaneva dritto contro vento") affrontando temi come il razzismo, l'aids, la droga, l'omosessualità, l'ebraismo, il nazismo, l'handicap, la depressione, la libertà di pensiero.

La straordinaria invettiva-monologo del pre-finale continua a mantenere intatta ancora oggi, dopo vent'anni, una carica dirompente inarrestabile e straordinariamente densa.

3 commenti:

Antonio ha detto...

Mi ricorda un evento avvenuto da poco... o no?

emo ha detto...

... mi fai sentire scemo... non mi viene in mente nulla...

Antonio ha detto...

Quando e' che mi hai mandato il link? Ricordi?