Mantova val bene un viaggio



Mantova Comics ha chiuso i battenti domenica pomeriggio e sono stato là tutti e tre i giorni.

La prima edizione di una fiera è sempre particolarmente importante: si verifica sul campo tutto il lavoro di organizzazione sviluppato nei mesi precedenti e - soprattutto - si ha il riscontro del pubblico, sia in termini di affluenza sia in termini di gradimento.

Il mio imprinting è stato positivo, complice l'atmosfera evocata dalle scalinate del palazzetto in cui è stato studiato lo spazio dedicato agli editori e che mi ha ricordato le impagabili e indimenticabili Lucca dei primi anni '90.

Certo, il venerdì l'affluenza di pubblico è stata davvero bassa, i corridoi della fiera desolantemente vuoti e le facce degli standisti tendenti al preoccupato, ma sabato e domenica il numero delle presenze è aumentato in maniera sensibile, tanto che Francesco Meo - responsabile organizzativo ed editor Panini Comics - ha parlato di buon successo grazie alle più di 10.000 presenze.

Ho apprezzato in particolare due aspetti della fiera:

- il tentativo di evitare la promiscuità fra editori, venditori e games, che - sono convinto - ha decretato l'impoverimento e l'imbarbarimento culturale di grosse fiere del passato come la romana Expocartoon.

- l'incoraggiante e promettente propensione a sviluppare anche un discorso culturale, grazie a delle conferenze/incontri col pubblico non solo dedicati all'aspetto promozionale.

Ciò che invece dovrebbe essere a mio avviso migliorato è:

- il coinvolgimento di tutta l'editoria fumettistica nazionale.

- la presentazione di novità editoriali.

- l'ulteriore approfondimento dell'aspetto culturale, che contempli non solo un tipo di fumetto nazionalpopolare, ma che offra spazio di discussione anche al fumetto di ricerca e al fumetto indie.

- la scelta delle sedie del bar (ok, questa è gratuita, ma dovevo pur giustificare la foto usata in questo post).

Sembra che Mantova Comics goda di un piano quinquennale di lavoro, di conseguenza c'è di che essere ottimisti e fiduciosi: la prova del prossimo anno sarà più difficile, perchè non solo bisognerà confermare i buoni esiti della prima, ma sarà necessario cominciare a ingranare.
In bocca al lupo.

Per quanto mi riguarda, oltretutto, i tre giorni di Mantova mi hanno permesso di incontrare persone che non ho altre occasioni di vedere se non durante le fiere (ciao Andrea, ciao Nicola, ciao Fabrizio!) e di sviluppare pian piano le collaborazioni con alcuni disegnatori.

Riguardo - in particolare - al secondo aspetto, ho avuto il piacere di incontrare Duccio (Boscoli), con il quale abbiamo ulteriormente approfondito ciò che vorremmo fare con il Benzi; inoltre, sembra che Werther (Dell'Edera) e il sottoscritto torneranno a lavorare insieme, anche se per una storia brevissimissima.
Cosa desiderare di più?


un altro maestro...



Anche Alex Toth ci ha lasciati, è scomparso tre giorni fa tra matite, pennelli e inchiostro, al suo tavolo da disegno
Un altro maestro, un altro nume tutelare di sterminate schiere di disegnatori di fumetti.
Toth lascia un'eredità inquantificabile, un patrimonio artistico monumentale che - si spera - almeno ora verrà riscoperto dall'editoria italiana, incline all'importazione selvaggia di quantità industriali di solenni stronzate straniere, ma piuttosto miope nel proporre al pubblico quegli autori che hanno segnato solchi importanti.
Per chi non lo conoscesse, suggerisco un primo spunto di approfondimento: qui.


tutti a Mantova!


Stanotte prenderò la nave da Olbia con rotta Livorno, da lì - domani mattina - prenderò l'autostrada per Mantova.
Da venerdì a domenica, infatti, sarò a Mantova Comics, prima edizione di una fiera che - a giudicare dal sito allestito per l'occasione - sembra promettere davvero grandi cose: ottimi incontri, interessanti iniziative e - ripeto, sembra - organizzazione minuziosa.
Vedremo un po'!
Vien da sè, di conseguenza, che dalle 18 circa di oggi fino a lunedì mattina, non seguirò il blog e non potrò rispondere agli eventuali commenti.
Recupererò al rientro a casuccia!
Nel frattempo - mi raccomando - fate i bravi!


questione di continuity


Molti di voi avranno già saputo che allo scoccare della mezzanotte di ieri (ossia al nascere di oggi 24 maggio) abbiamo chiuso Comics Code.
In realtà, avremmo dovuto farlo nei mesi scorsi e ne avevo accennato velatamente proprio nel mio primo post su questo blog.
Amo con moderazione la continuity di tanto fumetto statunitense, quindi mi sembrava giusto riprendere le fila di quella mollicca di pane lasciata cadere con premeditazione.

Chi voglia conoscere nel dettaglio i diversi motivi che ci hanno portato a chiudere il sito, può soddisfare ogni curiosità andando a leggere
lo speciale che abbiamo realizzato a riguardo, qui - siccome è il mio blog - riporto per i più pigri e per i più feticisti il pezzo di commiato che ho scritto io.


Ho sempre pensato che Comics Code fosse il miglior sito italiano a occuparsi di critica e informazione.
E' mancata l'occasione per esprimere pubblicamente questo mio convincimento e crearne artatamente una non sarebbe stata prova di grandissima finezza, così come cercare di convincere gli altri della redazione a scriverlo in calce al logo in home page.

Oggi, che celebriamo il funerale di Comics Code, sono ancora più contento di non aver sproloquiato a riguardo e di aver evitato un simile atto di monumentale onanismo: il distacco emotivo che sento da poco meno di un anno nei confronti del sito si è manifestato dapprima come fastidioso e indecifrabile rumore di sottofondo, si è poi evoluto nell'amara constatazione che tutti gli aspetti positivi di quest'esperienza avevano ognuno un lato oscuro più esteso della canonica "altra faccia della medaglia" e ha assunto da pochi mesi a questa parte la forma - per ora definitiva - di rigetto totale nei confronti di una creatura che ho contribuito a creare, far crescere, migliorare e affermare, ma anche limitare.

Fra qualche tempo, come sempre capita, riuscirò a vedere tutto da una migliore prospettiva che mi consentirà bilanci più sereni e obiettivi, ma ora rimane solo il senso di insostenibile fatica, di frustrata ambizione e assoluto azzeramento motivazionale.
Insostenibile fatica perchè curare un mensile con tanto materiale quanto quello che a ogni aggiornamento preparavamo costa. E costa tanto in termini di ore e giorni di lavoro sottratti a quello che dovrebbe essere il mio lavoro principale di libraio. Costa in termini di energie mentali perchè cercare di mantenere il livello che ci eravamo posti come minimo comporta freschezza e concentrazione oltre quelle che ora sono disposto a investire.

Frustrata ambizione perchè uno dei punti cardine che avrebbero dovuto sostenere l'intelaiatura strutturale sarebbe dovuta essere una grande organizzazione interna, oliata e ben ritmata, che invece - già da Rorschach - non siamo riusciti a darci, finendo per apparire molto diversi da quanto effettivamente siamo stati: continuare così avrebbe reso tutto sempre più precario e a rischio crollo verticale/implosione sulla falsariga dell'ecomostro barese recentemente abbattuto. Frustrata ambizione anche perchè ho scoperto di avere dei limiti più grandi di quelli che già conoscevo riguardo alle effettive capacità di approfondire determinati argomenti che - necessariamente - avrebbero dovuto costituire il nucleo pulsante di un sito con velleità di completezza.
Assoluto azzeramento motivazionale, infine, di conseguenza: troppo poco tempo, troppe poche energie residue da utilizzare per correggere una rotta troppo difficile da tenere.
Il tutto accompagnato dall'impellente necessità - soffocata per troppi anni - di dedicarmi a un'altra mia passione, ossia quella di scriverli i fumetti e non solo di scriverne.

Il rischio di assecondare rigurgiti di snobistico cinismo è elevato, ma se c'è una cosa di cui sono certo è che l'accanimento terapeutico sia il primo passo per mancare di rispetto a tutto ciò di buono (ed è tanto) è stato fatto in questi due anni. Comics Code ha (aveva) troppi difetti, troppe tare che - in nuce - percepivo all'origine, ma che l'entusiasmo sconfinato che alimentava ogni passo e gli ottimi riscontri avuti mese dopo mese hanno contribuito a relegare in anfratti nascosti, divenuti poi inaccessibili anche a un connaturato senso del dovere e una naturale propensione ad accettare i propri limiti e a tentare con ogni forza di limarli, correggerli, superarli.
Mi è mancata soprattutto la lucidità di fregarmene di tutti gli attestati di stima e di pensare a risolvere le magagne, ho più di una volta ceduto alla tentazione di vivere di rendita, non volendo rendermi conto fino in fondo che - così facendo - contribuivo a minare le fondamenta sulle quali ho sempre cercato di costruire qualcosa: il rispetto per me stesso e per il mio interlocutore, in questo caso chiunque capitasse sulle nostre pagine.

So perfettamente quanto ho dato a Comics Code, in che termini ho affrontato il senso di sacrificio e di impegno che imponeva il livello che ci eravamo prefissati di raggiungere, ma ora so anche quanto di quel sacrificio è stato male indirizzato, per certi versi sprecato: un vero e proprio patrimonio di energie che sarebbe dovuto essere impegnato in modo migliore e che avrebbe garantito una ricaduta positiva maggiore intanto per il mio ego, poi per il sito.

Quando mesi fa decidemmo le sorti di Comics Code e fummo d'accordo nel cercare non solo di confezionare il nostro miglior aggiornamento di sempre per affidare alla rete una chiusura con i controcoglioni, ma anche di accommiatarci individualmente con un pezzo da chi ci ha seguito ogni mese, avrei voluto parlare del ruolo della critica fumettistica italiana on line, che si trova in un prezioso stato embrionale e che molti fanno finta di non vedere o che cercano di sfruttare a seconda della bisogna, invece che contribuire a farla crescere.

Non immaginavo che, al contrario, mi sarei ritrovato a far passare tutti questi mesi imprigionato nella più assoluta mancanza di motivazioni (che si è concretizzata in quest'occasione nello svolgere un grigio e svilente compitino da minimo sindacale) e nello scrivere un pezzo che, invece, ha il sapore della resa e come finalità principale quella di ammettere di aver rischiato di rovinare davvero tutto.

Per fortuna Comics Code chiude, per fortuna chiude nel suo momento migliore e quando solo io ho raggiunto ormai il punto di non ritorno della stanchezza e della disaffezione, per fortuna rimane - almeno, a parziale consolazione personale - tutto ciò che di buono ho fatto in questi due anni.

Un giocatore di basket (qualsiasi giocatore di basket dalla Prima Divisione in su) sa bene cosa significa essere chiamati a giocare una partita decisiva, fare un ottimo riscaldamento, partire in quintetto, essere fra i migliori in campo a difendere e attaccare con costrutto, togliersi la soddisfazione di qualche finezza tecnica e stilistica, giocare alla morte punto a punto e ritrovarsi poi fra le mani uno dei palloni decisivi, magari due tiri liberi a qualche secondo dalla fine e - davanti alla linea dei liberi - palleggiare nervosamente e sentire tutto lo stress che dalla testa si scarica sul pallone, che a sua volta diventa più pesante del solito.
Qualsiasi giocatore di basket si sia ritrovato in una simile situazione, quindi, sa quali siano le aspettative degli altri quattro in campo, dei compagni in panchina e delle persone in tribuna e - soprattutto - sa quale sia il retrogusto di merda che si sente nel vedere il pallone prendere il cerchio due volte e non riuscire ad avere la forza di andare al rimbalzo e cercare di fare davvero tutto per correggere quell'errore pesante e che potrebbe essere decisivo.

Al suono della sirena il risultato è abbastanza relativo, perchè la vittoria sarà un po' meno tua e la sconfitta te la porterai dentro per parecchio tempo, aspettando un'altra occasione per metterli dentro quei due liberi o per vincere di uno con una tripla in faccia al difensore.
In quel momento, l'unica cosa da fare è prendersi quel che viene, metterci la faccia e aspettare il lunedì per riprendere gli allenamenti più motivato di prima.



pensiero stupendo



Kamandi è uno dei fumetti che durante l'infanzia e la prima adolescenza ho letto in maniera del tutto distratta e incostante, dei quali non ricordo praticamente nulla della trama e di cui non possiedo alcun albo, ma dei quali ho un ricordo straordinario. Un Jack Kirby di assoluta grandezza, monumentale, oltre i confini della leggenda. Energia e spettacolarità all'ennesima potenza.
Non c'è fiera in cui non chieda a che prezzo stia una collezione intera e non c'è fiera in cui non stramaledica le quotazioni del fumetto d'antiquariato/modernariato.
Perchè non vado alla ricerca degli albi sfusi? Perchè ci metterei secoli a completare la collezione e a me interessa leggere
Kamandi tutto d'un fiato e in maniera completa.
Se chi passa di qua, mosso a compassione o ispirato dall'affetto, stima, amicizia o quant'altro nei miei confronti, volesse contribuire a soddisfare questo mio bisogno, avrà da me riconoscenza eterna.

Potreste anche mettervi d'accordo e regalarmi la serie completa di
Kamandi comprandola componendo un gruppo d'acquisto...
Che ne dite? L'idea vi piace, si?


il Benzi, per caso


Un paio di settimane fa (solo due post del blog, alla fin fine) ho messo on line anche qua una bozza di racconto ispirata a un'illustrazione di Duccio Boscoli.
La cosa era nata come commento sul suo blog e pensavo che esaurisse il suo ciclo vitale con la pubbicazione sul mio.
Invece, da quel momento, le cose sono un po' cambiate e con Duccio è iniziato un bello scambio di mail che ci ha portato alla decisione di sviluppare la storia del Benzi e di farlo a fumetti.
Proprio in questi giorni stiamo valutando meglio come partire e organizzare tutto.
E io sono molto contento.


in volo


Dal blog di Fabrizio Lo Bianco apprendo che ieri sera, all'età di quasi 84 anni, è scomparso Ferdinando Tacconi.
Tacconi è stato un Maestro del narrare a fumetti, uno di quegli autori che - senza la minima ombra di dubbio - ha segnato un solco profondo nella storia del fumetto.
Chi già lo conoscesse, non ha certo bisogno di altro; chi, invece, non l'avesse mai sentito nominare, può interrogare Google e non potrà non rimanere rapito dalla straordinarietà delle soluzioni grafiche dell'autore milanese.


sul molo di Bardamu



Duccio Boscoli (aka Bardamu) è un bravissimo disegnatore del quale a breve parlerò nella "rubrica" Blog Spot.
Un paio di giorni fa, Duccio ha postato sul suo blog l'immagine che vedete qua sopra e m'è venuta voglia di fissare nero su bianco ciò che ho visto quando ho incrociato lo sguardo del personaggio di Duccio.
Il risultato è la bozza imperfettissima di racconto che potete leggere qua sotto.

Il Benzi tirava tardi sul molo come tutte le sere. Ormai la gente di Valdimacchio c'aveva fatto l'abitudine e sapeva che - con la nebbia o col sole - il Benzi sarebbe stato lì. Alle nove in punto di sera. Ogni giorno.
Tutti sapevano chi era il Benzi, anche le persone più anziane, ma nessuno poteva dire di conoscerlo. Il Benzi era una persona schiva e taciturna, sola, che appariva e scompariva come la nebbia del mattino: in un attimo.
I bambini di Valdimacchio lo prendevano spesso in giro per quel suo sorriso teschioso, che gli disegnava sul volto una faccia da clown triste e allucinato. E, come se non bastasse, ne imitavano la camminata vagamente claudicante, con la gamba sinistra quasi trascinata e il tronco paradossalmente eretto, da nobile d’altri tempi.
I vecchi del paese, seduti sulle panchine del vecchio molo, spesso raccontavano di quando il Benzi venne ferito, sul finire della guerra, pochi anni prima. Insieme ad altri ragazzi stava cercando di tendere un’imboscata a un convoglio di Tedeschi che si ritiravano verso il nord mentre gli Americani e gli alleati spingevano da sud.
Avevano preparato la rudimentale mina e l’avevano sotterrata sulla strada che il convoglio avrebbe dovuto attraversare da lì a poche ore.
Il Benzi e gli altri rimasero in attesa per qualche ora dietro gli alberi che costeggiavano la strada e quando arrivò il convoglio si strinse a tutti lo stomaco. Attendevano che il primo camion passasse sulla mina e si prepararono allo scoppio, ma non successe nulla.
Così come non successe niente al passaggio degli altri camion.
Una volta che il convoglio fu ben lontano, sorpresi e delusi il Benzi e i suoi amici si avvicinarono alla mina. Quando sentirono il clicchettio dell’innesto sbloccarsi, capirono che la mina era troppo rudimentale e che stava per scoppiare.
E scoppiò.
Gli amici del Benzi morirono tutti, mentre lui riuscì a salvarsi, ma la gamba non potè più funzionare come prima e sul volto gli si disegnò una faccia da clown triste e allucinato con un sorriso teschioso.



blog spot - 2



Secondo appuntamento con la presentazione dei blog linkati nella colonnina qua di fianco.
Dato che l'elenco sta progressivamente aumentando, da oggi non ne presenterò solo tre per volta, ma cinque.
  • Antonio Vincenti - Antonio ha aperto il suo blog da pochissimo, ma l'ha già arricchito di materiale interessantissimo: se fate un salto da lui potrete verificare quanto sia un disegnatore dal segno colto e versatile, e illustratore dalle trovate incantevoli. Se non basta questo a farvi clickare immediatamente sul link, vi stuzzico con un altro input: Antonio è anche un ottimo cantautore!
  • Bruno Olivieri - Se avete voglia di leggere delle strisce umoristiche intelligenti, delle vignette ficcanti e pungenti, delle spigolature stimolanti e (è notizia recente) degli amarcord gastronomici per palati fini, non potete farvi mancare una capatina sul blog di Bruno Olivieri, che è anche autore di testi radiofonici e conduttore, giornalista e grafico. Praticamente un uomo da sposare subito!
  • Carlo Del Grande - Sir Carlo Del Grande, per la precisione. Redattore di ComicUS, ex moderatore del forum annesso, play-boy implacabile, avventuriero, agente segreto, ballerino, animatore turistico, prete mancato, personal trainer, body-guard, cacciatore di taglie e chef di livello internazionale. Si dice che in passato abbia avuto una tresca con Lady D, ma che questo non gli impedì di diventare comunque baronetto di Sua Maestà.
  • Claudio Stassi - Disegnatore di grande qualità, attivo in Italia e Francia, riesce a coniugare un'impostazione classica della tavola e delle inquadrature con un segno molto fresco e personale che darà nei prossimi lavori risultati di certo entusiasmanti. A mio parere uno degli autori emergenti di maggior valore e potenzialità.
  • Davide Gianfelice - Ancora un disegnatore, ancora una matita dal grande futuro. Davide disegna prevalentemente per l'Eura Editoriale, sui settimanali Lanciostory e Skorpio e sul bonellide John Doe. Ha uno stile fatto di energia pura e in costante evoluzione che gli permetterà di togliersi delle grandi soddisfazioni, non solo in Italia ma anche all'estero.

the cause of my disappearance


Scrivo queste poche righe da un luogo segreto, tramite un pc dotato di tutti i controcazzi antiritracciamento e di una linea criptata sicura.
Loro mi osservano e mi tengono d'occhio: è per questo che - di recente - non ho aggiornato il blog.
Controllando oziosamente le statistiche d'accesso ho scoperto che sono entrato nel mirino dei militari (se non ci credete, cliccate sull'immagine e guardate la voce evidenziata...).
Sono molto preoccupato e ho cercato l'aiuto di Jennifer Garner, che dovrebbe raggiungermi quanto prima.
Non so se avrò altre occasioni di comunicare col mondo esterno, quindi - già da adesso - ricordatemi com'ero.
Prevalga Sassari!



Xiola's back pages


Era il 1997 e già da qualche anno con Antonio frequentavamo le fiere non solo per respirare l'aria del fumetto, fare qualche acquisto e rincontrare un po' di amici, ma anche perchè cominciavamo a proporre in giro le nostre cose e - di conseguenza - avevamo già iniziato a guadagnarci le nostre belle carrettate di no o - in alcuni casi - di indifferenza.

Una delle tappe ricorrenti era lo stand della Star Comics, dove già l'anno prima ci prendemmo da Ade Capone una leggendaria (e giustissima) lavata di capa per le velleità artistoidi di un progetto che gli sottoponemmo.

Quell'anno, però, avevamo intenzione di parlargli di un'idea che mirava molto più in basso, nel senso che avevamo l'unica ambizione di raccontare una storia che fosse nelle nostre corde e - vista la nostra totale inesperienza - nelle nostre capacità: si trattava proprio di Xiola.

Qualche mese prima, infatti, con Antonio avevamo deciso di fare un bel bagno d'umiltà e di guardarci attorno prendendo in considerazione non solo la necessità di assecondare i nostri gusti, ma di fare i conti con ciò che potesse avere delle realistiche possibilità di riuscita in termini di vendita.

Nei nostri incontri eravamo partiti da una lunga lista di generi, idee guida, ambientazioni e tipologie di personaggi che andavamo a cercare non solo come lettori, ma anche come appassionati di cinema o letteratura.

L'unica base certa di partenza era che volevamo scrivere un fumetto di puro intrattenimento, che divertisse noi per primi, il disegnatore e che potesse soddisfare le le esigenze di un potenziale editore.

La genesi vera e propria dell'idea alla base di Xiola, magari, la affronterò in un altro momento, adesso torniamo al novembre del 1997 e all'edizione invernale dell'Expocartoon.

L'intenzione era di sottoporre il progetto ad Ade per la sua Liberty, che in quel periodo era una delle poche etichette indipendenti ad avere una certa continuità nelle uscite.

Quando Ade ci disse che però i suoi piani editoriali non prevedevano - per i mesi successivi - il vaglio di nuovi progetti, con Antonio ci rimanemmo piuttosto male e tornammo a Sassari con le pive nel sacco.

Passò qualche mese: nel frattempo, avevamo in parte accantonato l'idea di Xiola e io avevo organizzato un incontro in libreria proprio con Ade, che venne a Sassari insieme ad Alessandro Bocci per il decimo anniversario di attività della Star Comics.

La mattina dell'incontro, mentre si chiacchierava del più e del meno, Ade ci chiese se stessimo continuando a scrivere e gli accennammo proprio al progetto che avremmo voluto proporgli il novembre precedente.

Il giorno dopo, in una spiaggia vicino Sassari, raccontammo ad Ade il soggetto, lui ci subissò di una miriade di domande per cercare di capire bene cosa volessimo fare e - evidentemente soddisfatto dalle risposte - accettò Xiola.

Dopo qualche anno di risposte negative o evasive da parte di qualche editore, arrivava la prima risposta positiva: dire che non stavo nella pelle e che ho faticato come una bestia a cercare di non tradire particolari emozioni e a mostrare un dignitosto aplomb è poco.

E' anche vero, però, che una volta che accompagnammo Ade e Alessandro in albergo, con Antonio ci scatenammo in una serie di balletti propiziatori per celebrare una soddisfazione e un'emozione che nessuna parola potrebbe restituire.
Pensate a una delle sensazioni più goduriose e appaganti che abbiate mai provato e avrete un'idea vaga di come mi sentivo e di come ci sentivamo Antonio ed io quella domenica pomeriggio.

Da lì in avanti le cose cominciarono a farsi ancora più vere e concrete: avevamo garantito ad Ade di poter trovare un disegnatore adatto, lui scommise sulle nostre capacità organizzative e ci affidò la supervisione generale di tutto e non potevamo permetterci (e non volevamo permetterci) di perdere un'occasione tanto invitante.

Il fatto è che di disegnatori non è che ne avessimo in esubero, tutt'altro, ma qui ci venne in contro quel bell'uomo di Maurizio Di Vincenzo, che ci mise in contatto con quell'altrettanto attraente e affascinante personcina che risponde al nome di Werther Dell'Edera, che già da allora mostrava delle enormi potenzialità e una voglia di fare che oggi stanno cominciando a concretizzarsi in lavori di grande maturità e professionalità.
Wertheruccio ci sembrava il disegnatore ideale per ciò che avevamo in mente e gli proponemmo di saltare sulla barca.

Il buon barese camuffato da romano accettò di fare le prove per il personaggio e i comprimari e dopo un paio di settimane ce le recapitò via corriere.

Aprire la busta contenente i primi disegni è un altro di quei monenti perfetti da segnare sul calendario: salivazione azzerata, mani due spugne, lingua una felpa, tremore da tregenda alle gambe e lo stomaco che esplodeva in un forsennato ballo di San Vito. Xiola era viva, ancora piccola e incerta, in fasce, ma viva.

Lo stile utilizzato da Werther nei suoi primi studi era però ancora radicato in un realismo espressionista che non aveva virato verso la sintesi grafica e arricchita di neri generosi che avevamo in testa (Werther per primo) e di cui avevamo parlato ad Ade.

Quando gli inviammo il materiale, quindi, fu necessario chiarire bene che la nostra volontà era comunque quella di affidarci a Werther: credevamo ciecamente in lui e nelle sue capacità e non ci fu difficile scommettere sulla riuscita del progetto. Non so quanti editori avrebbero dato retta a due sceneggiatori all'esordio e pressochè privi di qualsiasi esperienza, sorretti quasi unicamente dall'enorme motivazione e da una generale competenza in campo fumettistico.

Sta di fatto che Ade accettò le nostre considerazioni e le garanzie che gli demmo, ma si riservava di dare una risposta definitiva solo dopo aver visto qualche ulteriore tavola di prova. Discutemmo della cosa con Werther, che si mise subito al lavoro e ci consegnò delle tavole decisamente eccellenti.

Ade e Alessandro, da lì a qualche giorno, sarebbero tornati un'altra volta in Sardegna, ospiti di una rassegna organizzata dal Gruppo Damage (fra i quali militava anche Mauro Mura, il primo disegnatore contattato in assoluto per essere messo alla prova sul nostro personaggio): in quell'occasione avremo fatto vedere le tavole e Ade c'avrebbe dato la tanto sospirata risposta.

La mia tensione era incontenibile e non aspettavo altro che Ade e Alessandro terminassero l'incontro col pubblico per poterci appartare e sottoporgli i lavori di Werther. A poco serviva la non chalance con cui Antonio cercava di tranquillizzarmi, ricordandomi che la qualità del lavoro di Werther non poteva che essere riconosciuta anche da Ade.

Se non sono scappato in preda al panico è stato in gran parte merito proprio della serenità che mi trasmetteva Antonio. Quando arrivò il momento, mi ammutolii e cercavo di interpretare ogni espressione che Ade tradiva mentre sfogliava le tavole di Werther, ma era un gioco sterile e accolsi i suoi entusiastici commenti con un senso di sollievo che solo una donna a termine parto può capire (si, va bene, non sono una donna, non ho mai partorito e mai lo farò, il tono è un filo sopra le righe, ma ci siamo capiti, no?).

Ciò che però rese il momento ancora più intenso fu un ulteriore fatto: il progetto iniziale prevedeva la pubblicazione di una miniserie di 3 numeri di 24 pagine, ma in quel periodo il mercato editoriale fumettistico e in particolare quello del fumetto indipendente - parliamo della seconda metà del '98 - stava iniziando a prendere la brutta china che oggi sta mostrando tutti i suoi risultati.
Ade ci chiese quindi di concentrarci su un solo albo di 24, una sorta di numero 0 (e, in effetti, in quel modo venne poi presentato).
L'idea era di uscire in occasione della Fiera di Torino, che si sarebbe tenuta nell'aprile dell'anno successivo.

Ritornammo quindi a Sassari con l'enorme soddisfazione di aver ottenuto l'ok definitivo per Xiola, ma avevamo un ulteriore problema da risolvere.

Le difficoltà stavano nel fatto che Xiola diventava una vampira alla fine della miniserie (quella presentata inizialmente e che era già stata tutta scritta) e, quindi, non aveva molto senso studiare un n.0 che si collocasse cronologicamente prima del n.1.

Venne così fuori l'idea di collocarlo idealmente alla fine della miniserie e - sempre in teoria - avrebbe dovuto fungere da ponte fra la prima miniserie e un'eventuale seconda, che sarebbe uscita però solo in caso di successo della prima.Informato Werther anche di questo, Antonio e io ci mettemmo di nuovo al lavoro e in meno tempo di quanto ci saremmo aspettati elaborammo il soggetto del n.0.
Ricevetti l'imprimatur di Ade telefonicamente, qualche giorno dopo, quando mancavano non più di 30 secondi all'inizio di una partita di pallacanestro che - quel giorno - avrei pure giocato dall'inizio, in quintetto. Spensi il telefono con una voglia matta di spaccare il mondo tanto incontenibile che nel giro di una manciata di minuti ero di nuovo seduto in panchina e da lì non mi alzai fino al termine della partita.
Ma questa è un'altra storia.

Anima e core erano totalmente dedicate a Xiola e a cercare di dare il massimo e più del massimo. Werther sfornava tavole con regolarità e le cose che a nostro parere erano da rivedere si esaurivano sempre in una manciata di sciocchezze marginali. Inoltre, nel frattempo, s'era aggiunto all'allegra combriccola anche Girolamo Di Geronimo, al quale venne affidato il compito di occuparsi del logo dell'albo e, cosa altrettanto importante, del lettering.
Il timore iniziale di non essere in grado di rispettare la scadenza che c'era stata data (fine febbraio del '99) si consumò e venne sostituito dalla consapevolezza che stavamo davvero lavorando al nostro primo fumetto, che davvero sarebbe stato pubblicato e che davvero sarebbe uscito in concomitanza di una fiera.

In tutto questo, il ruolo di supervisori del lavoro cominciava a piacerci e a responsabilizzarci ulteriormente in maniera sana e produttiva, confortati comunque dal fatto che - in caso di necessità - avremmo sempre trovato Ade pronto a darci i consigli di cui avremmo potuto avere bisogno.
Una volta completato il lavoro sulle 24 pagine che componevano l'albo, Werther (accompagnato da Flavia, quella santa donna che ha avuto un ruolo di sostegno morale e motivazionale che va oltre l'umanamente quantificabile) venne a Sassari per una settimana, durante la quale ripassammo in rassegna le tavole, cercando di correggere tutto quanto non ci convincesse.

Un'unica tavola, però, fu al centro di una discussione piuttosto accesa in maniera divertente: la famigerata tavola 12.
Werther si incaponiva nel darle un taglio di un certo tipo ed Antonio e io ci eravamo arroccati su un'altra idea. Trovammo comunque una soluzione pacifica e incruenta: minacciammo a Werther di non fargli fare ritorno nella penisola e di tagliargli un orecchio, che avremmo spedito alla famiglia accompagnata da una lettera di richiesta di riscatto.
Il buon Wertheruccio divenne più mansueto di un micio neonato e anche quel (piccolissimo) scoglio venne superato.

Consegnammo tutto il lavoro ad Ade con una decina di giorni di anticipo sulla scadenza e, da quel momento, cominciò il conto alla rovescia in vista dell'uscita dell'albo.
Forse furono i giorni più difficili, perchè si trattava esclusivamente di aspettare: nei mesi precedenti avavamo avuto il nostro bel da fare, chi a scrivere, chi a disegnare, chi a letterare, chi a confortare, ma ora che mancava poco più di un mese, quella manciata di giorni (niente confronto all'anno di lavoro o quasi che c'eravamo appena lasciati alle spalle) sembrava insormontabile.

Arrivò comunque anche il giorno di partire per Torino e goderci ufficialmente il nostro esordio come autori.

Ma, anche questa, è un'altra storia, documentata in un prezioso fotoreportage a fumetti ad opera di quella santa donna di Flavia e che devo ancora decidere se postare o meno.

Per adesso, va bene così!


tanti auguri Antò (ma il regalo t'arriva domani)!



Un'oretta fa ho iniziato a scrivere un po' di cose riguardanti Xiola, l'intenzione era di fare una sorpresa ad Antonio per il suo compleanno, che cade oggi.
Purtroppo, però, la logorrea mi ha fatto perdere di vista l'orologio e non posso terminare un lunghissimo post che spero di mettere in linea domani.

Per ora, quindi, mi limito a levare idealmente il calice in onore delle 35 primavere del Solinas: Antò, il regalo te lo becchi domani, ora accontentati degli auguri! ;)



blog spot - 1


Ogni blog che si rispetti ha la sua bella colonnina dedicata ai links.
Poco fa, però, riguardavo un po' la mia e m'è venuta l'idea di integrarla periodicamente con dei post che spieghino in poche righe qualche buon motivo per visitare ognuno dei blog linkati.

Comincio oggi con i primi 3 e procederò ogni volta a terzetti, seguendo l'elenco in ordine alfabetico.

  • Andrea Iovinelli - Andrea è uno sceneggiatore iperattivo ed eclettico, oltre che un lettore di fumetti dagli ottimi gusti. Di suo potete leggere il n.129 di Lazarus Ledd, serie per la quale avremmo dovuto scrivere insieme un soggetto.
  • Andrea Spada - disegnatore dalla manina fatata, impegnato prevalentemente nel campo dell'animazione, pubblicitaria e non solo. Attualmente, Andrea lavora in Australia e sono convinto che presto il suo nome sarà conosciutissimo.
  • Antonio Solinas - Antonio, oltre che compagno di merende su Rorschach e su Comics Code e - ancor prima - su SeD, in Metropolis e su Xiola, è un cultore di rap e hip-hop dall'immane preparazione. A meno che non s'inventi (come a volte temo) tutto ciò di cui parla.

Duet and Duel


Massimo Dall'Oglio è un talento, uno di quei disegnatori in grado di disegnare di tutto e dotati di una versatilità impressionante.
Anni fa vinse il prestigioso Premio Pierlambicchi, pubblicò su Comic Art la storia che gli valse il riconoscimento e iniziò l'avventura di autore indipendente autoproducendo (fra le varie altre iniziative) il fumetto cyberpunk Donnell & Grace, che a breve farà la sua ricomparsa in fumetteria e alle fiere con il one-shot Donnell & Grace Blue Lights.

Conobbi Massimo nel 2002, durante l'ultima edizione della fiera del fumetto di Carbonia (CA) e mi propose di realizzare qualcosa insieme.
Accettai con grandissimo entusiasmo e qualche mese dopo ci saremmo dovuti incontrare a metà strada fra Sassari e Cagliari, a Oristano, per discutere il progetto che stavamo portando avanti a distanza.
Un incidente in macchina mi impedì di essere presente all'incontro e rinviammo a data da destinarsi.
Quella data non arrivò mai.

O meglio, un paio di mesi fa ci siamo risentiti per e-mail quasi per caso ed è tornato naturale il desiderio di fare qualcosa insieme.
Quel qualcosa - per ora - è Duet and Duel, una storia breve che (quasi) nulla ha a che fare col progetto di 4 anni fa e che dovrebbe apparire in appendice a Donnell & Grace Blue Lights.
La tavola che vi mostro in apertura di post è la versione iniziale di quella che verrà pubblicata sull'albo di Massimo.

nuove professioni



L'importante è crearsi delle alternative, cercare di dare un senso a una delle tante parole derubate degli ultimi anni: flessibilità.
Se mai la libreria dovesse andar male (il rito apotropaico è di prammatica, mentre scrivo con la sola destra), avrei comunque una buona alternativa.
Da qualche anno, infatti, presto il mio invidiabile e ambitissimo corpicino al fumetto italiano e internazionale, così da tentare di rinverdirne i fasti e contribuire - gratuitamente, per ora - a migliorarne la qualità.
Fino ad ora ho dato il mio fondamentale contributo alla causa di ESP (Universo), Dylan Dog (Sergio Bonelli Editore) e Robin (DC Comics), ma non escludo di ripetere l'esperienza.
La prossima volta, però, mi faccio pagare.

Note
1. Le due vignette a corredo sono tratte da Robin N.129 (testi di Bill Willingham, disegni di Giuseppe Camuncoli) e Dylan Dog N.168 (testi di Michele Medda, disegni di Maurizio Di Vincenzo).
2. Nella vignetta tratta da Robin sono in compagnia di alcune altre care persone: chi indovina chi sono?


Bum Bum Bang

Con Bum Bum Bang comincio a postare i miei lavori recenti, relativi agli ultimi 2/3 anni, quelli che sono stati o verranno a breve proposti agli editori.

Bum Bum Bang è una storia di 24 pagine, disegnata da Marco Dominici, talentuoso disegnatore romano.
La storia prende l'abbrivio da un fatto di cronaca di un anno fa, che non riporto per non anticipare troppo della storia (non sia mai che - prima o poi - si riesca a pubblicarla da qualche parte).

Dico solo che la vicenda ha tre protagonisti, le cui vite sono collegate da un oggetto, un'ossessione e da qualcos'altro...

Qua sotto trovate le prime quattro tavole disegnate da Marco e, in coda, le prime due nella versione a colori.









il testimonial del secolo


Per qualsiasi delucidazione a riguardo, fate un salto QUI!

sarebbe stato bello



Nella primavera del 2000 uno studente dell'Accademia di Belle Arti mi chiede dei saggi su
Dylan Dog per una tesina che deve realizzare. Conoscendo la storica impermeabilità della locale Accademia nei confronti del fumetto, scandaglio più a fondo e chiedo il nome dell'eretico docente che gli ha consentito di affrontare un argomento del genere.
Il nome è Enrico Fornaroli.


Rimango interdetto per la sorpresa: Enrico era (ed è ancor oggi) uno degli editor dell'allora Marvel Italia, ma - non conoscendolo - non sapevo che fosse un docente e, soprattutto, che insegnasse a Sassari.
Contatto immediatamente Antonio e prendiamo appuntamento con Enrico per informarci sull'eventuale disponibilità della Marvel Italia a valutare progetti di semi-esordienti, ben sapendo di non aver alcun progetto definito in mano oltre a Xiola (e che non avremmo potuto nè voluto proporre perchè i diritti erano ancora della Liberty), ma - al contempo - sapendo che si tratterà di una chiacchierata del tutto informale.

Fornaroli dimostra una grande disponibilità e dei modi squisiti, passiamo gran parte della mattinata a parlare di fumetto a 360° e quando viene il momento della nostra richiesta, ci vengono spiegate delle questioni legate all'impegno della Marvel Italia nella produzione di materiale autoctono, poi Enrico ci chiede se abbiamo qualcosa di pronto da proporre.
Pausa di un paio di secondi (ma dilatati à la Sergio Leone, forse, da qualche parte, tichetta anche una pendola) fra la sua domanda e la mia incosciente risposta affermativa.
Puro bluff pokeristico, accompagnato dall'irrigidimento della colonna vertebrale di Antonio, di fianco a me, che osservo con la coda dell'occhio annuire a abbozzare un sorriso (più probabile si tratti di una smorfia inconsulta).

Enrico, giustamente, ci chiede di fargli vedere qualcosa, un qualcosa che in quel momento - però - non abbiamo e non possiamo avere. Tergiversiamo con non chalance e prendiamo un altro appuntamento per il lunedì successivo. L'unico, lievissimo, problema è che è già venerdì.

Quando andiamo via e risaliamo in macchina mi rendo conto della mezza coglionata che ho combinato e vengo preso da un certo senso di colpa, ma è anche vero che un'occasione del genere non poteva essere persa e - cosa ancor più
confortante - Antonio s'è ripreso dal mezzo shock e se n'esce con una domanda facile facile: "Cosa gli proponiamo"?

Abbiamo solo tre giorni per farci venire in mente qualcosa, elaborarlo, trattarlo, svilupparlo e dargli una sostanza, oltre che una forma professionale. Non sono per niente tanti, ma un solo giorno sarebbe stato decisamente peggio, ergo ci rimbocchiamo le maniche ed entriamo in uno dei tour de force più prostranti e sfiancanti che ricordi. Tre giorni a confrontare idee su idee, spunti, profili di personaggi improbabili e più credibili, ipotesi di storylines, tracce di ambientazioni storiche e geografiche: un vero e proprio pandemonio, che a metà strada assume le ben poco rassicuranti forme di un tunnel buio senza uscita.
La stanchezza comincia a trasformarsi in frustrazione, soprattutto perchè sembra che l'unico punto fermo sia il disegnatore che
vorremmo coinvolgere, Carmine Di Giandomenico.

Qua, noblesse oblige, è d'uopo un flashback.


Antonio e io ci siamo entrambi innamorati dello stile di Carmine grazie al suo lavoro sull'
Examen di Brolli, uscito fra il '94 e il '95. Dopo quella miniserie e qualche altro lavoretto sparso, però, non avevamo più sentito parlare dell'attività di Carmine (eravamo in era pre-internet...), ma il caso ci viene in contro a fine estate del '99: l'amico Maurizio Di Vincenzo viene in vacanza in Sardegna e - con lui - anche il buon Carmine: una persona fatta di pura energia, un condensatore di adrenalina straordinario, oltre che un disegnatore - direbbero in Francia - con i controcazzi.

Fine flashback.

Siamo sempre nel tunnel buio e poco accogliente del panico, non sappiamo da che parte sbattere la testa, poi qualcosa cambia e - passo passo - cominciamo ad ingranare.

Nel primo pomeriggio della domenica, lontano anni luce da tutti i timori del giorno prima, ci ritroviamo un'ambientazione della quale siamo soddisfatti, un protagonista ancora da calibrare bene, ma - tutto sommato - credibile e il soggetto della prima storia, oltre alle sinossi di qualche episodio successivo. Nella folle ingenuità e inesperienza, infatti, non abbiamo per nulla mirato basso tentando di proporre un one-shot o una miniserie, ma ci siamo prodotti nel folle stage diving di proporre una vera e propria serie.

Fantascienza metropolitana, filosofia antagonista di base e ambientazione mediterranea sono gli ingredienti principali.

Il formato e la foliazione sono quelli di
Rat-Man, ma con una storia principale di 40 tavole e delle storie back-up di 24.
Nel dossier di presentazione c'è tutto e di più, pure troppo: schede, dettagli, profili, di personaggi e luoghi, in un mare magnum di particolari quantitativamente impressionante ed esagerato.
Telefoniamo a Carmine per sondare la sua disponibilità, convinti che la risposta non potrà che essere negativa dato che - lo diamo per scontato - sicuramente Carmine sarà a lavoro per più di un editore. Così non è, purtroppo per lui, e accetta di leggere il dossier del progetto.
Gli spediamo tutto per e-mail e qualche ora dopo otteniamo anche l'adesione convinta ed entusiasta.

Antonio e io siamo alle stelle: 48 ore prima non avevamo niente in mano e ora ci ritroviamo un progetto del quale siamo soddisfatti e che ci gasa, oltre che - soprattutto - la possibilità di svilupparlo con il disegnatore per cui l'abbiamo pensato. Tutto magnifico.
Carmine si mette subito a lavoro sugli studi dei personaggi, con i quali però non possiamo integrare il dossier: è domenica, ricordate?, e la mattina dopo dobbiamo rincontrare Enrico Fornaroli.

Ci presentiamo da Enrico con la nostra bella cartelletta e con la tronfia soddisfazione di poter fare anche il nome di un disegnatore già di grande livello.
Enrico dà una scorsa al dossier e ci chiede qualche dettaglio, cerca di capire al meglio dove vogliamo andare a parare.
Legittimamente, ritiene la proposta per una serie troppo impegnativa ed ambiziosa e ci consiglia di provare a ristudiare il tutto e di riadattarlo sulla distanza di una miniserie, prendendosi comunque l'impegno di leggere il malloppone di pagine e di darci un parere più articolato in un prossimo futuro.

Qualche tempo dopo, rincontriamo Enrico e gli sottoponiamo sia la nuova struttura del progetto - articolato sencondo i suoi suggerimenti - sia un bel dossier iconografico realizzato da Carmine: il protagonista, i coprotagonisti e tutti i personaggi di contorno più importanti.
Fornaroli è favorevolmente colpito dal tutto e la cosa ci inorgoglisce, anche se la situazione è molto chiara: la Marvel ha in edicola Rat-Man, Fandango e sta per varare la mini Arkhain, se anche il nostro progetto dovesse piacere, bisognerebbe aspettare gli esiti delle ultime due testate per valutare solo a livello di ipotesi un'altra iniziativa.

La nostra proposta incontra l'interesse di Enrico, che - son passati un paio di mesi - ne ha anche parlato con Lupoi, al quale non è dispiaciuto, ma che rimanda tutto agli esiti al botteghino di Fandango e Arkhain.

Fandango
chiude, Arkhain non va oltre la prima miniserie e - di conseguenza - Antonio, io e Carmine decidiamo di proporre il progetto a un editore che non sia del mondo del fumetto, ma che pubblichi narrativa di fantascienza: la romana Fanucci. Prendiamo appuntamento.
Picche: Sergio Fanucci, il titolare della Casa editrice, non si fida del fumetto come linguaggio e ritiene improduttivo anche il solo valutare il progetto.


Fine dei giochi. Il dossier viene riposto in un cassetto, in attesa di essere rispolvrato in situazioni più adatte, ma Carmine entra in contatto con la Montego e da quel momento in avanti la sua carriera riprende a macinare come merita.



il solletico alle ascelle di quelli più alti


Leggere a volte fa davvero male.
Fa male all'orgoglio e all'ego, fa male alla presunzione, fa male alle finte certezze, fa male a quel castello di carte dentro il quale a volte ci si nasconde, convinti di essere in grado di resistere a qualunque sollecitazione.
Invece basta un soffio e... puff! Tutto da rifare.


Se c'è una cosa della quale sono convinto è che si impara soprattutto dai peggiori, da quelli che vengono additati come gli ultimi della classe e che possono aspirare - nella migliore delle ipotesi - al rango di sopravvalutati.

In ciò che fanno appaiono in tutta la loro incontrovertibilità le ingenuità da evitare, i passi falsi da non compiere, le lacune da colmare.

Relazionarsi a loro ha come ulteriore conseguenza positiva quella di ridimensionarsi, di capire meglio quale luogo si occupa in quel territorio affollato degli aspiranti autori, di comprendere che si è più vicini alla terra che alle nuvole e che da lì ci si può giusto sbracciare per cercare di fare almeno il solletico a quelli più alti.